«Le sue esternazioni servono a raccogliere consensi elettorali»
PESCARA. La rottura tra Pd e Italia dei valori si fa sempre di più insanabile. L'intervista pubblicata ieri dal Centro a Carlo Costantini, in cui il deputato del partito di Di Pietro critica duramente la scelta di D'Alfonso di presentare un certificato medico per evitare il commissariamento della città, ha aperto un altro fronte di crisi tra i due schieramenti. Ieri il consigliere, Enzo Del Vecchio, grande amico e portavoce dell'ex sindaco, ha replicato al parlamentare con una lettera dai contenuti pesantissimi.
L'Italia dei valori sembra aver chiuso definitivamente i rapporti con il Pd, con cui aveva stretto un'alleanza pochi mesi fa per le elezioni regionali. Dopo l'uscita degli assessori dalla giunta comunale, Di Pietro ha dichiarato che anche i suoi consiglieri sono pronti a lasciare la maggioranza.
La lettera di ieri dell'esponente del Pd, Enzo Del Vecchio, sembra sancire definitivamente il divorzio tra i due alleati. Carlo Costantini ha criticato non solo D'Alfonso, ma anche quei consiglieri che venerdì sera, in aula, hanno ratificato l'impedimento permanente dell'ex sindaco con un certificato medico, rimasto segreto. Ecco alcuni passaggi della lettera.
«Egregio onorevole» comincia «le parole che lei ha usato nei confronti di quei consiglieri che hanno votato la delibera con la quale si è preso atto dell'impedimento permanente dell'ex sindaco, sono quanto di più inaccettabile e offensivo della dignità e dell'integrità morale di una persona che non le può essere consentito». «La convinzione che ho maturato, prima di assumere quella decisione» prosegue «risiede tutta nella democratica disposizione dell'articolo 53 del Testo unico degli enti locali che, in assenza di una concreta delimitazione dei caratteri dell'istituto, si pone nella condizione di assecondare la volontà del soggetto interessato». «In questa ottica» dice Del Vecchio «ho espresso il mio legittimo e doveroso diritto di voto e non per continuare a percepire qualche emolumento, come lei ha sgarbatamente e sdegnosamente affermato».
Il consigliere, poi, parla delle aree di risulta. «Non puo sfuggirle, se non per un malevolo tornaconto politico» fa notare «che quella procedura fu interrotta per un'intesa politica che mirava a perseguire altre strade, anche per la intervenuta disponibilità finanziaria della Regione circa le opere riguardanti la biblioteca-mediateca».
I toni si fanno ancora più duri: «...il mio comportamento, che credo dovrebbe conoscere bene avendo condiviso con lei un certo impegno comune politico, è stato sempre di correttezza e linearità, diversamente da quello suo per quanto riguarda alcune importanti questioni. Quando si militava insieme nei Democratici, lei aveva una visione sulle garanzie istituzionali degli individui che ci frapponevano già allora alla visione giustizialista di Di Pietro, che lei oggi condivide pienamente». «In più di un'occasione e sempre a seguito di sue estemporanee esternazioni, tutte volte a raccogliere un utile, per lei, consenso elettorale, senza badare troppo alle difficoltà altrui, sono stato assalito dalla voglia di risponderle...» Infine, la firma: «Il consigliere con gettone di presenza non rubato».