PESCARA - Avviso ai naviganti della politica. Signore e signori, la vostra barca fa acqua. Affonda. Cola a picco proprio come il Titanic, e non c'è neanche Kate Winslet (o Leonardo Di Caprio, a scelta e a gusto) a lanciarvi uno sguardo dolce e disperato mentre vi inabissate, nè Celine Dion a intonare la versione pop del "De profundis", Oscar per la miglior canzone. Tutta questa cinematografica premessa a null'altro serve se non ad abbinare la clamorosa astensione del popolo elettore registrata alle regionali di dicembre (un abruzzese su due se n'è restato a casa, come arcinoto) al dato emerso ieri dal "Governance poll 2008" del Sole-24 Ore, insomma la classifica del gradimento di sindaci, presidenti di Provincia e Regione. Un'altra classifica, certo, un'altra delle cento classifiche che rimbalzano tra fine e inizio d'anno, d'accordo, ma l'autorevolezza della testata che la diffonde e la serietà dell'indagine le conferisce rispetto e richiede giuste attenzioni.
Alle corte: in questa classifica del pubblico gradimento l'Abruzzo sprofonda, cozza sugli iceberg come lo sventurato Titanic e cola a picco.
Seguiteci. Nella graduatoria riservata ai presidenti di Regione l'Abruzzo non c'è, perchè al momento della rilevazione era cancellato per via giudiziaria; in quella dei sindaci è assente Pescara per motivazione analoga a quella della Regione, e assente è anche Teramo per le dimissioni di Chiodi seguite alla sua candidatura a governatore, ma si notano per la loro collocazione in fondo al gruppo Cialente (L'Aquila), al 99. posto, e Ricci (Chieti), al 100. su 105 posizioni, l'ultima delle quali è assegnata alla napoletana Iervolino; quanto ai presidenti di Provincia, su 101 posizioni Pezzopane (L'Aquila) e D'Agostino (Teramo) si dividono la 92., De Dominicis (Pescara) è 98., Coletti (Chieti) è addirittura ultimo. Dal giorno delle elezioni ad oggi Cialente ha perso 6,2 punti percentuali nel gradimento dei suoi amministrati mentre gli altri, eletti da più tempo, vanno anche peggio: D'Agostino di punti ne perde 11,4, Coletti 12,9, a sorpresa la Pezzopane ne cede 13,6, De Dominicis 14,1 e Ricci addirittura 18,3 (da un eccellente 64,3 giù fino ad uno sconfortante 46).Traduzione: gli amministrati hanno mollato gli amministratori, gli abruzzesi hanno voltato le spalle alla politica, prima rinunciando ad esercitare il diritto di voto e poi buttando giù dalla torre i loro vecchi idoli. Che si tratti di amministratori tutti targati centrosinistra è, poi, dato di indubbia importanza, ma solo fino ad un certo punto: altri sindaci, altri presidenti di quella sponda politica se la cavano molto bene in altre parti d'Italia. E' l'Abruzzo che punisce i suoi politici, è l'Abruzzo che manifesta un sentimento profondo di delusione che va oltre la logica (la logica?) degli schieramenti.
Male farebbe il centrodestra a sottovalutare l'avviso ai naviganti, a fregarsi le mani pensando di lucrare consensi, a sognare una strada elettorale spianata dagli tsunami giudiziari (a questo proposito, è bizzarro osservare a Pescara lo spettacolo di autorevoli esponenti del berlusconiano e supergarantista Pdl distaccarsi dalla moderazione mostrata da Chiodi e Alfano, oltre che dallo stesso premier, nel commentare le inchieste in corso, e abbandonarsi a toni forcaioli ed iper-giustizialisti come neanche quel Di Pietro che tanto vituperano, quasi a voler forzare la mano ai magistrati: la caduta della Regione fu accolta, a centrodestra, con maggior compostezza. Che strano).
E male farebbero, centrodestra e centrosinistra, a non interrogarsi, piuttosto, sulle ragioni vere che allontanano la gente dai suoi rappresentanti: incapacità ad affrontare e risolvere i problemi, arroganza, presunzione di impunità, autoreferenzialità, esaltazione della furbizia in luogo della qualità, vuoto politico e, spesso, morale. E male farebbero, poi, a non considerare come l'ormai ininterrotta campagna elettorale potrà magari esaltare le ambizioni degli inesausti concorrenti a qualsivoglia poltroncina, ma certo ha debilitato la passione dei cittadini, continuamente costretti ad elezioni anticipate: una, due, tre volte spediti alle urne dai magistrati, e una, due, tre volte da beghe interne ai partiti, in un modo o nell'altro da amministrazioni che non reggono il quinquennio.
Gianni Chiodi ha promesso toni morbidi e un modo di far politica di nuovo conio. Sta completando il mosaico della sua Giunta con mosse felpate, ma nella coalizione che l'ha sostenuto alle elezioni c'è chi si ostina a roteare la clava pretendendo onori, riconoscimenti. Non hanno capito nulla. Quando suona la campana, suona per tutti.