L'onorevole Sabatino Aracu, parlamentare del Popolo della Libertà e presidente del Comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo, finisce nel mirino della Procura della Repubblica di Pescara per la seconda volta. Sul suo conto sono in corso indagini mirate, che nulla hanno comunque a che fare con lo scandalo della sanità per il quale il deputato è indagato per tentata concussione (per una presunta richiesta di due milioni di euro di tangenti avanzata all'imprenditore della sanità Vincenzo Angelini). Si tratta di un'inchiesta ancora nella fase iniziale, sulla quale sta lavorando il pool Trifuoggi, Bellelli, Di Florio, che deve ancora decidere se stralciare la posizione di Aracu e andare avanti per una strada diversa da quella della sanità.
Al centro dell'inchiesta-bis sull'esponente politico abruzzese il suo ruolo di presidente mondiale della Federazione di pattinaggio e la sua situazione economico-finanziaria: i suoi giri d'affari, insomma. Tutto nascerebbe da un'intercettazione telefonica o da una testimonianza acquisita dal pool nell'ambito dell'inchiesta sanitopoli. Il pool avrebbe dato incarico alla Guardia di Finanza di eseguire accertamenti patrimoniali sul deputato del Pdl, ed avrebbe firmato un provvedimento di esibizione di atti notificato nei giorni scorsi ai dirigenti della Federazione di pattinaggio di Roma. I finanzieri avrebbero chiesto l'acquisizione di tutti gli scontrini delle carte di credito utilizzate da Aracu, e di tutte le spese fatte dall'uomo politico durante il mandato ai vertici della Federazione, comprese quelle relative ad acquisti fatti in alcune gioiellerie, anche di Pescara. Sarebbero in corso, sempre da parte della Finanza, accertamenti sul call center che Aracu gestisce a Sulmona e su tutti gli immobili a lui intestati, o comunque a lui ricollegabili, compresi quelli in Sardegna. Una verifica a tappeto sul suo tenore di vita per accertare se le questioni emerse nell'ambito dell'inchiesta Sanitopoli possano avere un fondamento. Ed è in questo discorso che si inserisce la testimonianza di Gianni Petrucci, presidente del Coni, che nei giorni scorsi è stato ascoltato, come persona informata sui fatti, dal procuratore Nicola Trifuoggi. Non una visita di cortesia, dunque, come Petrucci ha voluto far passare, ma una deposizione in piena regola su di un suo presidente di federazione, in un momento peraltro importante all'interno del Coni, dove la guerra per le poltrone è sempre aperta.
Accertamenti sarebbero stati fatti anche sui Giochi del Mediterraneo, ma soltanto in relazione al ruolo di Aracu svolto all'interno del Giochi stessi, dove peraltro l'esponente politico sembra non aver avuto mai nulla a che fare con gli appalti delle grandi opere.