Per l'opposizione le scelte del governo sono costate fra i 3 e i 4 miliardi in più
ROMA. «E' stata un'operazione irresponsabile ed impostata per esigenze elettorali. Il risultato è che si spendono tra i tre e i quattro miliardi di euro per avere meno occupazione, meno voli interni, meno scambi internazionali e minore concorrenza». Il ministro dell'Economia del governo ombra del Pd, Pierluigi Bersani, non nasconde la sua amarezza per la chiusura dell'accordo con Air France e spiega che oltre alla questione Malpensa ci sono «problemi» per i lavoratori e per i tanti aeroporti minori, specie al Sud, che avranno meno collegmenti. La scelta caduta sulla compagnia francese, che per il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, rappresenta «un successo per tutto il paese», non piace a Massimo D'Alema, che parla di un «grande imbroglio», né a Idv e a Udc. Ma non convince neppure i sindaci e gli amministratori del Nord mentre la Lega, con Roberto Cota, prova a vedere il bicchiere mezzo pieno: «Per noi Air France non è una buona scelta ma la concorrenza è lo strumento che consentirà a Malpensa di riprendersi».
A fare buon viso a cattivo gioco è anche il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che, dopo aver ricordato che Malpensa «perderebbe l'80% dei voli Alitalia», assicura che nel giro di due anni l'aeroporto milanese tornerà ad essere un «grande hub». Il più arrabbiato è comunque il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che lancia un ultimo appello prima della firma, ricorda che la Cai ha avuto «grandi facilitazioni» dal governo e «non può non fare l'interesse del paese» e poi va all'attacco del Cavaliere: «So che c'è una proposta e il presidente Berlusconi tre giorni fa mi ha detto che avrebbe dato indicazione a Cai di aspettare l'offerta Lufthansa...».
Ad accusare il Carroccio di aver alzato la voce solo per motivi elettoralistici e di essersi poi adeguato alla volontà del governo è invece il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati: «La Lega è passata dal celodurismo al vorrei ma non posso». Gli attachi più duri partono comunque da Pd, Udc e Idv. Marina Sereni parla di un grande scandalo economico («La compagnia francese prende tutti gli utili e lascia i debiti sulle spalle dei cittadini italiani» mentre Massimo Donadi (Idv) assicura che su Alitalia si è consumata una farsa: «Con Air France, i debiti restano agli italiani e gli aeroporti di Venezia e Malpensa diverranno scali di serie C».