«Negli ultimi 5 anni lavori pubblici crollati del 50 per cento Tempi troppo lunghi per le concessioni»
PESCARA. «I nostri dati sono quelli che ci fornisce la Cassa edile: prevedono un calo di mille occupati su un totale di cinquemila. E' come se nella Val di Sangro chiudesse la Fiat». Il presidente dell'Ance provinciale, Giuseppe Girolimetti, fa il punto sul settore dell'edilizia che con il suo indotto rappresenta, sin dagli anni Sessanta, il volano dell'economia pescarese.
Ora anche la corsa al mattone si è fermata. E i cantieri delle grandi opere pubbliche sono al palo. I dati dell'associazione costruttori sono eloquenti anche su questo: «Il nostro osservatorio nazionale», spiega ancora Girolimetti, «ci dice che rispetto al 2002-2003, dunque negli ultimi cinque anni, c'è stato un calo dei lavori pubblici del 50 per cento. Una stima che a Pescara va rivista al ribasso». La crisi finanziaria internazionale pesa, ma non si tratta solo di questo. Meccanismi burocratici troppo farraginosi per il rilascio delle concessioni edilizie, cattiva informatizzazione degli enti, «paure» legate alle inchieste giudiziarie in corso, sono solo alcune delle altre variabili che avrebbero reso difficile la vita al comparto delle costruzioni nel Pescarese. Lo spiega ancora Girolimetti: «La nostra provincia vive una situazione ingessata per tante ragioni. Ne parlavo con una persona che nel mese di dicembre ha ritirato una concessione edilizia al Comune di Montesilvano, la sua era intorno al numero 160. Questo significa che nel 2008 in quel Comune non sono state rilasciate più di 200 concessioni, mentre in precedenza se ne rilasciavano 800 l'anno».
Non va meglio a Pescara e a Spoltore, la zona Ovest del territorio che ha vissuto l'ultima, grande espansione del mattone. «Ci sono progetti che giacciono negli uffici da un anno e mezzo-due».
Fermi anche gli accordi di programma, quelli che consentono agli enti locali di realizzare opere pubbliche importanti (parcheggi, parchi, strade, scuole, sedi civiche) in cambio di cubature in deroga al piano regolatore. Quelli di Pescara sono finiti nel faldone sequestrato dalla squadra mobile nell'ambito dell'inchiesta sull'urbanistica. A Montesilvano, con l'inchiesta «Ciclone», sui lavori pubblici sono scattate anche le manette.
Ma, al di là degli interventi della magistratura (a Montesilvano come a Pescara), resta una patologia «fisiologica» legata alla macchina della burocrazia, come spiega ancora il presidente dell'Ance: «Per i programmi complessi mancano regolamenti chiari. Non si può ritirare un progetto dopo quattro anni, perché in un arco di tempo così lungo il mondo cambia. Lo stiamo vedendo con questa crisi. Un'impresa non ha la possibilità di programmare. Ed è inammissibile che per passare da un ufficio all'altro una carta impieghi un mese o due. Noi non facciamo che chiedere una svolta. Sui grandi appalti il nostro centro nazionale ci dice che la media europea perché un'opera venga cantierata è di quattro anni, in Italia ce ne vogliono dieci».
Come sarà il 2009?
«La situazione resta pesante, ma a Pescara ci sono ancora spazi per l'edilizia», assicura Girolimetti. Nonostante la fase di stagnazione, l'Ance intravede infatti possibilità di ripresa nel settore legato al terziario, al commercio, «e anche in quello abitativo». A patto che vengano superati alcuni ostacoli in ordine alla crisi finanziaria, anche di natura psicologica».
La grande paura, insomma. Come quella di non poter più pagare la rata del mutuo. «Mi dicono alcuni nostri associati», spiega ancora il presidente dell'Ance, «che molti hanno rinunciato all'acquisto della casa a costo di perdere la caparra già versata. E' la mancanza di credito a penalizzarci. Eppure il mattone continua a restare l'investimento più conveniente. Ecco perché confidiamo nella ripresa. Abbiamo già visto momenti di crisi come questi, ma l'esperienza ci dice che solitamente il primo comparto a ripartire è proprio quello dell'edilizia. Oggi è il settore che sta soffrendo di più, ma storicamente rappresenta il volano per l'economia, soprattutto a Pescara. Le amministrazioni, però, si devono dare da fare. Ad esempio dotandosi di una rete informatizzata».
Nei giorni scorsi la Cna provinciale ha spiegato che sono almeno una decina i mestieri della Cassa artigiani legati all'indotto dell'edilizia: dall'impiantista al falegname. La stagnazione del comparto delle costruzioni si è dunque tradotta anche per le micro imprese (da zero a nove dipendenti) nell'espulsione di molti posti di lavoro, stimata nell'ordine del 30 per cento nella sola provincia di Pescara. Si tratta del grosso del tessuto economico locale, professionalità specializzate di difficile ricollocazione in assenza della grande industria. Qualcuno è costretto ad «inventarsi» dall'oggi al domani un nuovo lavoro. Altri, soprattutto i più giovani, cercano riparo nella grande distribuzione: dall'impalcatura al banco dei salumi. Meglio che niente.