PESCARA. Se si ferma l'edilizia sono dolori. Lo dice anche il segretario generale della Cgil di Pescara, Paolo Castellucci: «L'ultimo dato in nostro possesso parlava di un calo dell'occupazione del 10 per cento. La cosa molto preoccupante è che proprio questo settore è stato l'unico a limitare, negli ultimi anni, la crisi dell'occupazione».
Qual è la situazione generale al momento?
«Negli ultimi quattro anni la città e la provincia hanno perso complessivamente settemila posti di lavoro».
Ora c'è anche la crisi dell'edilizia ad alleggerire le tasche di tutti.
«E questo ci deve portare a riflette sulle previsioni per il 2009, tenuto conto anche della crisi del tessile, del pubblico impiego, delle aziende metalmeccaniche, tutte ormai in Cassa integrazione».
Quanto pesano le inchieste giudiziarie sul comparto dell'edilizia e dei lavori pubblici?
«Non saprei, il fatto è che nella nostra provincia c'è un dato che esula dagli interventi della magistratura. Da tre anni si vive una situazione allarmante sul piano occupazionale, accompagnata da una sottovalutazione del fenomeno. I dati economici reali dicono invece ben altro».
Sembra una chiamata di correo. Chi è l'interlocutore?
«Ci vorrebbe una maggiore riflessione da parte della politica e della classe dirigente».
Proposte?
«Prima di Natale abbiamo lanciato un appello unitario assieme agli altri sindacati. Pensiamo che sia necessario istituire un tavolo, intervenire sul piano istituzionale per far sì che le strutture che ancora investono, soprattutto nel settore commerciale, a Città Sant'Angelo, nella Val Pescara, facciano incontrare questi investimenti con la ricollocazione di lavoratori espulsi da altri comparti ma che non hanno più speranza di trovare un'altra occupazione».
A chi vi riferite in prticolare?
«Alle donne, agli over 45 e 50 che non hanno alcuna garanzia dagli ammortizzatori sociali e fra qualche anno potrebbero trovarsi in una condizione di assoluta povertà. Se il trend è questo, se arriverà, come si annuncia, l'onda lunga dagli Stati Uniti, sono queste le fasce che rischiano di più. Si tratta in sostanza di governare la crisi individuando bene le priorità». (s.o.)