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Data: 13/01/2009
Testata giornalistica: L'Unit
Liberazione: Ferrero chiede licenziamento di Sansonetti, e il Prc si spacca

Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, ha aperto i lavori della Direzione di Prc chiedendo il licenziamento del direttore di «Liberazione» Piero Sansonetti. Il segretario dei neo comunisti ha dichiarato che «non è in discussione la libertà del giornale, né quella del suo direttore». «La necessità di cambiare linea editoriale di 'Liberazione" - ha sottolineato - dipende in primo luogo dal forte calo del numero delle copie vendute, arrivato a solo 6 mila».

Ferrero ha comunque accusato Sansonetti di portare avanti «una linea politica avversa a quella stabilita dalla maggioranza del partito». «Sansonetti è libero - ha detto ancora Ferrero - di portare avanti tutte le sue battaglie politiche. Ma certo non può farlo con i soldi che il Prc destina al suo quotidiano che ha raggiunto un deficit di oltre 3 milioni di euro». Ma i primi esponenti dell'opposizione ad intervenire sono stati Franco Russo e Gennaro Migliore: entrambi hanno rassegnato le dimissioni dalla Direzione in segno di protesta politica nei confronti di Ferrero.

La minoranza del Prc che fa capo a Nichi Vendola infatti ha deciso di lasciare la direzione del partito in segno di protesta per la
«condotta arrogante» della maggioranza. Lo ha detto Franco Giordano ex segretario di Rifondazione. I rappresentanti della minoranza in direzione sono 28 su 60 componenti, 25 dei 28 si dimetteranno, mentre 3 hanno deciso di restare al loro posto. E sull'ipotesi scissione Giordano risponde: «Vedremo più in là».

Intanto i giornalisti di 'Liberazione', il sindacato e molti simpatizzanti del giornale protestano con un sit-in sotto la sede del giornale. «Si rompe una tradizione della sinistra italiana lunga 40 anni: tradizione rappresentata dall'Unità, dal Manifesto e da Liberazione che, pur essendo giornali di partito, hanno prodotto i migliori giornalisti italiani»: ha detto Piero Sansonetti.

All'arrivo di Sansonetti ci sono stati applausi, strette di mano e anche un brindisi organizzato in strada; attaccati al portone manifesti pro-Sansonetti e contro il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero. «Non so cosa succederà domani - ha detto Sansonetti - ma la nostra battaglia è stata un bell'esempio di resistenza. La sinistra ha subito una delle più grandi sconfitte della storia e, al momento, quella riformista è allo sbando e quella radicale si chiude in una ricerca di identità che non si capisce a cosa possa portare, se a trovare Breznev o Stalin».

Per il numero speciale prima del suo addio, Piero Sansonetti ha scelto di citare Carlo Verdone: il numero di Liberazione di oggi infatti in copertina ha come titolo 'Lo abbiamo fatto strano' e il riferimento è, ovviamente, al 'suo' giornale. Quel giornale che da domani, come ricorda in pratica lo stesso Sansonetti nel suo editoriale, non sarà più diretto da lui. All'ordine del giorno c'è infatti l'investitura ufficiale di Dino Greco, che ha fatto sapere di aver accettato la proposta della direzione di Rifondazione comunista arrivata tre giorni fa.

Sansonetti definisce il suo giornale «vero, autonomo, libero, impertinente, che dà fastidio a tutti e non si fa intimidire da nessuno» e ricorda di aver avuto tra i suoi protagonisti Sandro Curzi, recentemente scomparso. «Mi hanno detto, i dirigenti di Rifondazione, - scrive Sansonetti - che devo andarmene perché non rispetto la linea del partito. Anzi, mi hanno detto che la contrasto apertamente. Mi sono chiesto: ma qual è la linea del partito? Quando Liberazione l'ha contrastata?». «Mi pare di avere capito - continua - che mi si imputa di violare la linea perché varie volte ho sostenuto che la sinistra non dovrebbe restare rinchiusa dentro le gabbie di piccoli partiti, ma dovrebbe allargarsi, aprirsi, unirsi. È questo il reato di lesa maestà. Ne ho dedotto che la linea consiste non in un progetto di società ma semplicemente nella propria dichiarazione di esistenza».

«Rovescio il titolo del bel libro di Niccolò Ammanniti - conclude - : ho paura. Paura perché non vedo più la sinistra, Mi pare senza anima, senza idee, senza cuore».


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