Revoca dell'obbligo di dimora vicina per l'ex presidente e altri 4 indagati dopo il sì dei pm a Masciarelli
PESCARA. Ma il tesoro di Sanitopoli dov'è? Sei mesi dopo lo tsunami che ha sconvolto l'Abruzzo, che fine hanno fatto i 15 milioni di euro che Vincenzo Angelini avrebbe versato in quantità industriali sia al centrodestra sia al centrosinistra per ottenere rimborsi d'oro per prestazioni extra budget? Dove sono nascoste le presunte tangenti bipartisan, che hanno disarcionato presidente, assessori, dirigenti regionali, manager e collaboratori, oggi tutti ex?
Del bottino di mazzette annunciate e messe a verbale dall'imprenditore della sanità privata, puntello dell'intero impianto accusatorio, è stato rintracciato soltanto il milione e 800mila euro trovato sul conto dell'ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga.
Ma di tutto il resto non c'è traccia. La ricerca dei presunti conti segreti è sempre aperta, gli accertamenti sui patrimoni immobiliari sono ancora in corso. Ma è davvero sepolto in qualche paradiso fiscale il fiume di denaro che Angelini sostiene di avere pagato? E' veramente occultato dietro qualche testa di legno o dietro un semplice codice numerico senza nome e cognome?
Dal 14 luglio 2008, dal giorno degli arresti che hanno decapitato la giunta regionale, la procura ha lanciato segnali che attendono ancora una risposta. Da Londra alla penisola balcanica ai "rifugi" fiscali sparsi in tutto il mondo, l'indagine coinvolge decine di Stati per una caccia al tesoro che non si fermerà neppure quando l'inchiesta con 35 indagati sarà ufficialmente chiusa. Per ora, la ricerca ha dato esito negativo.
IL NUOVO ABRUZZO. Ma intanto l'Abruzzo ha voltato pagina: il presidente Ottaviano Del Turco, il capogruppo del Pd Camillo Cesarone, il segretario generale Lamberto Quarta, gli assessori Antonio Boschetti e Bernardo Mazzocca, il consigliere d'opposizione Vito Domenici appartengono già al passato, spodestati dai loro incarichi ed estromessi - per ora - dalla politica.
Con loro sono fuori anche il direttore generale della Asl di Chieti Luigi Conga, il direttore generale dell'Agenzia sanitaria regionale Francesco Di Stanislao, il fondatore della Humangest Gianluca Zelli. E il dominus delle cartolarizzazioni, Giancarlo Masciarelli, all'epoca presidente della Fira, che proprio due giorni fa ha riottenuto la libertà dal gip di Pescara Maria Michela Di Fine, che ha "trasformato" l'obbligo di dimora in divieto di espatrio, previo via libera del procuratore Nicola Trifuoggi e dei pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli. Tra pochi giorni toccherà anche a Del Turco, Cesarone, Quarta, Boschetti e Conga, tutti ancora agli obblighi di dimora.
IL GRANDE ACCUSATORE.
Dall'altra parte c'è il grande accusatore Angelini, rimasto in sella alle sue imprese, le cui dichiarazioni sono diventate il perno dell'accusa, pronte a essere scongelate nell'eventuale processo al quale la procura conta di arrivare il più presto possibile. I magistrati vogliono chiudere l'inchiesta in tempi brevi. Ma alle carte, raccolte in quasi 50 faldoni, manca l'elemento che fa la differenza: i soldi, appunto.
LE REGISTRAZIONI. Per ora, ci sono i siluri di Angelini, i suoi presunti 19 viaggi a Collelongo nella casa dell'ex governatore, documentati dall'imprenditore di Chieti in modo quasi maniacale, già un anno e mezzo prima che la bufera giudiziaria spazzasse via di colpo un'intera classe politica.
Ma ai quali, pure, manca il tassello finale. Angelini ha raccolto indizi, conservato gli estratti conto del telepass sull'A25, scattato fotografie digitali alle presunte mazzette. Eppure, non ha registrato gli incontri dei pagamenti.
IL TESORO SPARITO. Angelini ha lanciato accuse ed evitato il carcere, ma il tesoro che avrebbe pagato ai politici non salta fuori.
Né i 5,8 milioni di euro che l'imprenditore teatino sostiene di aver consegnato in più tranche da 100mila, 200mila e 780mila euro, a Del Turco, Quarta e Cesarone; né i 500mila euro che, sempre Angelini, dice di aver consegnato all'ex assessore della giunta Pace, Domenici, al casello di Pratola Peligna dell'A25; né i 100mila euro che lo stesso ex governatore di centrodestra, Pace, avrebbe intascato; né, infine, il boccone più grande, i 6 milioni di euro dati all'ex manager Asl di Chieti, Luigi Conga.
L'UDIENZA PRELIMINARE. E, allora, se non ci sono i soldi non ci sono le prove delle tangenti, dice la difesa, convinta che le bombe scagliate da Angelini si riveleranno a salve quando si tratterà di confrontarsi davanti al giudice per l'udienza preliminare.
Tutti i movimenti in uscita dai conti dell'imprenditore sono dimostrati, replica la procura, che ricorda anche come l'impianto accusatorio, riconosciuto dal gip pescarese che ha firmato gli arresti, abbia retto anche al vaglio di vari collegi del tribunale del riesame dell'Aquila. Con il denaro oppure no, sarà uno scontro di fuoco.