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Pescara, 04/05/2026
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Data: 14/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«Errori gravi da alcuni magistrati» Veltroni sul caso D'Alfonso. Brutti: Pastore? Idea stravagante

Il segretario del Pd «Ma io non ho mai pensato al complotto»

PESCARA. Il caso Margiotta, il deputato del Partito democratico arrestato e poi scarcerato nell'ambito dell'inchiesta lucana sui giacimenti petroliferi, e quello del sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso.
Walter Veltroni torna a parlarne. «Io credo che le vicende di cronaca di questi ultimi giorni abbiano mostrato i rischi di errori, anche gravi, da parte di singoli magistrati. Sono cose che sostengo non da oggi e non perché alcune indagini siano rivolte verso il centrosinistra: queste cose le dico dai tempi di Tangentopoli, sono le stesse che scrivevo sull'Unità di cui ero allora direttore. Sul mio attaccamento alle garanzie non possono dunque esserci dubbi». Intervistato sui temi della giustizia dal giornale online "ilsussidiario.net", il segretario del Pd cita proprio i due casi più recenti della Lucania e dell'Abruzzo per sottolineare che qualcosa non è andata nel verso giusto, almeno per ciò che attiene il comportamento di singoli magistrati: «Mi ha profondamente colpito il caso di Margiotta per il quale la richiesta di arresto è stata bocciata anche dal tribunale del riesame oltre che dalla Camera, o quella del sindaco di Pescara D'Alfonso. Ho parlato di situazione grave», ha spiegato ancora Veltroni, «perché colpisce la libertà delle persona e anche la solidità delle istituzioni. Ma ripeto, non ho mai pensato a complotti e neppure ad un vero e proprio conflitto di poteri. E poi, insisto, credo che la questione del funzionamento della giustizia, di decisioni non ponderate e sbagliate sia una questione che riguarda tutti i cittadini, cominciando da quelli più deboli e finendo con i politici. Non il contrario».
Veltroni nega, tuttavia, che questi fatti possano in qualche modo avere condizionato il suo partito sui temi della giustizia: «No. Io ho parlato di un rilancio dei temi riformisti di una innovazione nei contenuti programmatici e anche nei gruppi dirigenti perché ci credo, perché si muovono nello stesso senso che ho indicato al Lingotto un anno e mezzo fa. Non sto strumentalizzando i giudici né mi sento da loro forzato. Ho detto», precisa ancora il segretario del Pd, «e lo ripeto che una questione morale - o meglio una questione politica - esiste ed è rappresentata da alcune zone di opacità nel rapporto tra politica ed economia, tra amministrazione e affari. Questa opacità va rimossa nell'interesse dei cittadini ma anche nell'interesse della politica che non deve puntare alla conservazione delle proprie classi dirigenti ma a rispondere ai problemi reali, alla necessaria modernizzazione del nostro paese».
Massimo Brutti, commissario del Pd in Abruzzo, sostiene con analoghe argomentazioni la linea espressa da Veltroni: «E' evidente che certe critiche sono rivolte ai singoli procedimenti, non ci sono altre ragioni che ci portano ad intervenire. Ci guardiamo bene dall'assumere le posizioni della destra, abituata alla condanna sistematica dei magistrati. Veltroni conferma semplicemente i dubbi seguiti all'altalena dei provvedimenti giudiziari che hanno accompagnato anche il caso Pescara. Io stesso», aggiuge Brutti, «sottolineai che non era necessario il provvedimento degli arresti domiciliari per D'Alfonso. Ma questo caso, come quello Margiotta, non cambia la posizione espressa dal nostro partito sui temi della riforma della giustizia. Adesso c'è l'ossessione di una giustizia scomoda, ma noi siamo stati i primi a criticare duramente l'esordio del ministro della giustizia Alfano (il Lodo che concede l'immunità alle principali cariche dello Stato ndr): il suo fu un biglietto da visita poco entusiasmante».
Quanto all'ultima iniziativa del senatore del Pdl Andrea Pastore, che si è rivolto alla magistratura penale sul caso del «certificato medico» del sindaco D'Alfonso. Brutti la bolla così: «Mi è sembrata una iniziativa stravagante, che segnala una denuncia politica ma non può andare oltre. Qui la situazione è ormai solo nelle mani del ministero dell'Interno, chiamato ad esprimersi in base alle sue competenze istituzionali. Noi ci rimetteremo alle sue decisioni». Anche il consigliere comunale del Pd, Enzo Del Vecchio, stigmatizza l'iniziativa del senatore del Pdl: «Credo che Pastore abbia imboccato maldestramente una strada sbagliata, cercando conforto presso una istituzione che in modo garbato lo ha indirizzato ad altro luogo».

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