AVEZZANO. Chi viaggia in treno impiega più tempo e paga di più. Sembra essere questa la politica messa in atto da Trenitalia, almeno stando a quanto afferma l'associazione Guardia civica, che tutela utenti e consumatori. «Ci chiediamo come saprà reagire il nuovo governo regionale ai drammatici problemi esistenti in ambito ferroviario», si legge così in una nota congiunta che porta la firma di Claudio Lattocco, presidente dell'associazione, e di Tino Di Cicco, responsabile abruzzese della mobilità. «Alle difficoltà cronicizzate», continuano i rappresentanti dell'associazione, «ogni giorno Trenitalia ne aggiunge qualcuna nuova: recentemente ha deciso di cambiare nome ai treni intercity (Ic) circolanti lungo la direttrice adriatica».
«Così dal 14 dicembre scorso», spiegano i responsabili di Guardia Civica, «i treni Intercity sono stati chiamati Eurostar city (ES city): in questo modo alcuni Ic che impiegavano quattro ore per raggiungere Bologna da Pescara, ora impiegano anche trenta minuti in più e di fronte a questo peggioramento del servizio è stato preteso un aumento del prezzo del biglietto». L'associazione fa notare che solo lungo la direttrice adriatica Trenitalia detiene «il monopolio» del servizio, e decide quindi «a sua totale discrezione» il prezzo da pagare. In tutte le altre realtà italiane, dovunque esiste un servizio Intercity ed Eurostar, esiste anche un'alternativa meno costosa (interregionali, espressi, diretti). «L'aspetto più grave di questo cambiamento nominale dei treni da IC a ES city», secondo l'associazione, «è il danno prodotto sugli abbonati». Se prendiamo ad esempio un pescarese che lavora a San Benedetto: prima del cambiamento del 14 dicembre acquistava un abbonamento a 86 euro e poteva utilizzare tutti i treni (esclusi gli Es) circolanti sulla linea Pescara-San Benedetto. Dal 1 gennaio 2009 lo stesso pescarese è costretto in molti casi ad acquistare un abbonamento Es city per il quale paga 98 euro, più un abbonamento per treni regionali (altri 51 euro). Complessivamente dovrà perciò pagare 149 euro: 63 in più rispetto a prima. Si tratta di un aumento di oltre il 73%, «che non scaturisce da un miglioramento del servizio, ma solo dalla decisione di Trenitalia di cambiare nome agli intercity, chiamandoli Eurostar city, e da una norma della stessa Trenitalia che impedisce ad un abbonato Es city di utilizzare un treno regionale». «Siamo alla follia, regolamentata» si legge nella nota, «e se a questo si aggiunge che il povero abbonato subisce tutti questi danni pur continuando ad utilizzare gli stessi treni che utilizzava prima, la beffa è totale».