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Data: 14/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
In pensione tutti alla stessa età. Il progetto di equiparazione tra uomo e donna sarà «graduale» E riguarderà solo i dipendenti della pubblica amministrazione

ORMAI è certo: si va verso l'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, ma si tratterà di un provvedimento «graduale e flessibile» che riguarderà solo il pubblico impiego. All'indomani della lettera di rassicurazioni inviata a Bruxelles, il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta conferma: il governo si metterà presto al lavoro per trovare la strada da percorrere, ma «non vogliamo turbare i sonni di nessuno». Mentre il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi assicura che il provvedimento «non riguarderà il settore privato». Intanto «l'impegno» assunto dal governo davanti alla Ue (dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che il 13 novembre scorso aveva messo in mora l'Italia sulle differenze di retribuzione e quindi di pensione tra uomini e donne) preoccupa e divide i sindacati. Sarà una task force interministeriale a gettare le basi normative dell'allineamento (tra uomini e donne) dell'età pensionabile nel pubblico impiego.
Il tavolo si riunirà nei primi giorni della prossima settimana e l'obiettivo è la messa a punto di una prima bozza entro la fine di febbraio quando scatterà il confronto con le parti sociali. «L'adeguamento alla sentenza si limita al solo settore pubblico, come è giusto che sia - ha spiegato il ministro Sacconi - con modalità che la stessa Corte di giustizia dice flessibili e graduali.
Nel settore pubblico non ci sono infatti quelle controindicazioni che invece ci sono nel privato, cioè nel pubblico anche in presenza di un elevamento dell'età di pensione la donna non corre il rischio di dover a tutti i costi attendere l'età della pensione di vecchiaia in condizioni di disoccupazione, come invece può accadere nel privato e a pari opportunità di prosecuzione della vita lavorativa rispetto agli uomini. Il settore privato, purtroppo, ancora oggi non offre queste condizioni». Dal canto suo il ministro Brunetta ha assicurato che «cercheremo di cambiare le regole in maniera equa, equilibrata e corretta, superando le discriminazioni che ci sono state nel passato nei confronti delle donne».
Intanto il Pd polemizza e i sindacati si dividono. «Limitarsi ad innalzare l'età pensionabile delle donne, senza intervenire sui servizi di conciliazione e sulle pari opportunità nel lavoro, finisce per essere un'ulteriore penalizzazione di genere» ha dichiarato Vittoria Franco, ministro Ombra delle Pari Opportunità del Pd.
Critica poi la Cgil. «Come spesso accade - ha affermato Carlo Podda della Fp Cgil - tutto è avvenuto senza che le parti sociali prendessero parte alla discussione». Non solo.
Per il segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso, un intervento simile in questo momento di crisi è un controsenso e, soprattutto, non è una priorità. E i Pensionati della Cgil parlano di scelta «puerile e strumentale». La Uil Pa poi avverte: la decisione deve essere presa ad un tavolo di confronto con le parti sociali su tutta l'organizzazione del lavoro pubblico, altrimenti «ci sarà l'opposizione del sindacato» perchè «si profila l'ennesima discriminazione a danno del pubblico impiego».
Contrari pure il Partito Pensionati e le rappresentanze di base Cub del pubblico impiego che annunciano mobilitazioni.
Si dice invece favorevole la Fnp-Cisl «purchè l'innalzamento sia graduale e volontario». Sulla stessa linea l'Ugl: «La volontarietà e la libertà di scelta devono essere i criteri da seguire».

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