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Data: 15/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
La Caritas: social card, uno spot pubblicitario. E il Comune convoca un vertice con i sindacati per aiutare i pensionati in difficoltà

Don Marco Pagniello: «Un contentino, ma alle persone servono interventi strutturali». «È una procedura così complicata che molti rinunciano»

PESCARA. «La social card è uno spot pubblicitario. Bello, ma per le persone in situazione di disagio economico e di povertà servono interventi strutturali: la Regione, la Provincia, il Comune devono attivarsi». La Carta acquisti, dice la Caritas, «è come l'aspirina per un malato di tumore».
Usa parole dure don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne, che nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 31 ottobre 2008 ha raccolto la richiesta di aiuto di 1732 persone: di questi, 1286 sono nuovi poveri, persone che, nella maggior parte dei casi, non hanno i soldi per arrivare a fine mese. Molti sono anziani, tante sono le famiglie con bimbi piccoli, sotto i tre anni: gli stessi soggetti che a cui la legge riserva la social card, gli stessi che spesso la trovano scarica. Quella dei 40 euro al mese è stata solo un'illusione svanita in fretta.
Alla vigilia del vertice coi sindacati convocato a Palazzo di città dal vice sindaco Camillo D'Angelo per discutere del funzionamento della Carta acquisti, la Caritas emette un giudizio senza appello sull'iniziativa varata dal governo: «È un contentino non risolutivo, che non ha un accesso facile e non aiuta le persone che sono davvero in difficoltà perché spesso le persone anziane vivono sole e hanno bisogno di qualcuno che le accompagni alla posta, al patronato: è una procedura complicata, tanti non lo sanno neppure, molti dicono che per 40 euro non vale la pena: sarebbe stato molto più facile dare questi soldi con la pensione» sottolinea don Pagniello, «senza considerare che deve essere una cosa terribilmente umiliante per un anziano ritrovarsi con la carta vuota alla cassa del supermercato: significa umiliarlo due volte».
La speranza della social card è arrivata fino al Centro di ascolto della Caritas in via Napoli, a cui molti anziani si sono rivolti per avere informazioni o essere aiutati nella compilazione dei moduli, racconta Monica D'Allevo: «Abbiamo dato una mano a tanti pensionati, ma soprattutto a famiglie con bimbi sotto i tre anni con genitori disoccupati o con un lavoro nero e a ragazze madri senza lavoro che avevano reddito Isee zero, che hanno bisogno di essere supportate in tutto».
Quando un anziano bussa alla porta della Caritas è perché non riesce a risolvere i problemi primari: «Non possono comprarsi gli alimenti o pagare le bollette o l'affitto. Al cibo rispondiamo noi, offrendo dei pacchi con generi di prima necessità, per le bollette li inviamo al servizio di pronto intervento sociale del Comune. Oggi è venuta una signora che vive con il marito, con la sola pensione minima: ha dovuto riparare il lavandino che si era rotto e i soldi sono finiti prima del solito. Ha chiesto pigiami, capi di vestiario. Così non ce la fanno. E il disagio aumenta quando questi anziani hanno a carico figli disoccupati, un fatto che capita spesso».
Per tutte queste persone, la social card ha rappresentato il miraggio di un piccolo aiuto. Per molti, però, il sogno è sfumato presto. Dei problemi legati alla social card si occuperà domani l'amministrazione comunale nell'incontro a cui il vice sindaco D'Angelo ha invitato i segretari provinciali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. L'incontro si svolgerà alle 12 nella sala San Cetteo. «I problemi sono numerosi, ci sono grandi difficoltà di interpretazione e le file ai patronati e alle poste: vogliamo capire se il Comune può dare un contributo aprendo nelle sedi di quartiere sportelli dedicati con proprio personale o magari in collaborazione con i patronati, in modo da dare maggiori informazioni ai cittadini».

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