Non c'è posto in giunta per gli uomini di Giovanardi, slitta l'accordo per l'esecutivo Chiodi. Braccio di ferro sulle incompatibilità
PESCARA - Sentono odore di fregatura i cespugli del Pdl, perchè dal vertice di ieri mattina a Roma con tanto di Berlusconi non è uscito uno straccio di impegno, e allora hanno messo mano ai fax: e così alle sette di ieri sera i Popolari-liberali hanno fatto arrivare sui tavoli delle redazioni due lettere di Filippo Piccone e Denis Verdini, una scritta a penna e l'altra al computer, con cui i due esponenti azzurri a novembre scorso garantivano agli uomini di Carlo Giovanardi «una posizione in giunta regionale». Posizione, cioè assessorato.
Lettere, mica chiacchiere. Tra galantuomini sarebbe bastata la parola sostiene Mimì La Barba vicesegretario del partito ed ex democristiano di lungo corso, ma siccome non è più tempo di galantuomini meglio mettere le cose in chiaro. E farle sapere ai giornali. E in effetti l'aria che tirava ieri sera a Roma non era per niente buona per i cespugli del Pdl. Non c'è posto per Giovanardi, che non aveva neppure candidati alla Regione (per quanto i Popolari rivendichino che hanno sostenuto gli uomini e le donne indicati dal Pdl), non c'è posto per Rotondi che non ce l'ha fatta a eleggere nessuno, e neppure per i socialisti che però, quantomeno, una lista l'hanno fatta. «Se diamo una poltrona a Giovanardi, poi la dobbiamo dare a tutti. E a maggior ragione a De Matteis dell'Mpa, che tra l'altro è stato pure eletto», dicevano a Forza Italia. Niente a nessuno quindi, è la linea che è emersa ieri sera. Resta in pista soltanto Carlo Masci di "Rialzati Abruzzo", mentre Giorgio De Matteis che chiedeva la presidenza del Consiglio si dovrà accontentare della vice presidenza perchè un partito con un solo consigliere non può pretendere di guidare l'assemblea regionale. Niente assessorati ai candidati del listino: e qui non ci piove, anche se l'incompatibilità che vuol far valere Forza Italia si dovrebbe estendere anche alla presidenza del Consiglio e al posto di capogruppo, uno dei più ambiti da An perchè si tratta di guidare 26 consiglieri, in grado cioè di tenere sulla graticola lo stesso presidente Chiodi. E per questo fortemente contestata da Fabrizio Di Stefano perchè resterebbero tagliati fuori non solo l'azzurro Giuseppe Tagliente ma soprattutto l'aennino Gianfranco Giuliante che il segretario avrebbe voluto se non in giunta almeno alla guida del gruppo Pdl.
Forza Italia terrà per sè quattro assessorati più la presidenza del Consiglio regionale (a Nazario Pagano). I papabili per l'esecutivo sono Daniela Stati, Lanfranco Venturoni, Paolo Gatti, e in ballottaggio per il quarto posto Argirò, Ricciuti, Di Bastiano e la Verì, le cui quotazioni ieri sera erano molto in ribasso. Chiodi terrebbe per sè il nome di un esterno, e ieri sera si faceva il nome di un tecnico ex Corte dei Conti. Alleanza Nazionale non schioda da quattro. E' questo il numero battuto dal segretario Di Stefano, ma quattro significa «4 posizioni», cioè assessorati o presidenza del Consiglio o capogruppo. I nomi sono quelli di Mauro Febbo, Alfredo Castiglione, Gianfranco Giuliante (incompatibilità a parte) e Giandonato Morra. La squadra sarà ufficializzata oggi, anche se bisognerà fare i conti con i cespugli: possono pungere, e fare male.