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Pescara, 04/05/2026
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Data: 16/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«D'Alfonso ha scelto un mezzuccio» Ferrero: forte il degrado della politica, a Pescara Rifondazione è fuori. Il segretario del Prc ieri in assemblea regionale con i miltanti per decidere le strategie del partito

PESCARA. «Quelli a cui ha fatto ricorso Luciano D'Alfonso sono dei mezzucci». Il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, giudica così la storia del certificato medico presentato dal sindaco di Pescara subito dopo aver ritirato le sue dimissioni. «Siamo a un livello di degrado della politica altissimo, e se Rifondazione a Pescara è all'opposizione non è un caso, si tratta infatti di una storia che viene da lontano e non ci sono mai piaciute le modalitè di questa politica». Il leader del Prc, ieri sera a Pescara per partecipare all'assemblea regionale del partito, non è ottimista nemmeno sul lavoro che andrà a fare la nuova giunta regionale: «Proveremo a obbligare la maggioranza a non farsi gli affari propri», aggiunge Ferrero.
«Ma per farlo», aggiunge il segretario del Prc, «bisogna riuscire a trovare un coordinamento con le altre forze della sinistra, anche se il Pd in questo momento sembra essere senza voce».
E se l'attuale problema di Rifondazione è quello di costruire «una seria opposizione che obblighi il governo regionale a interventi seri», i punti chiave per cui battersi appaiono invece piuttosto chiari: l'intervento sulla crisi, e quindi il ricorso agli ammortizzatori sociali, «per far sì che in Abruzzo nessuno rimanga solo»; il taglio dei vitalizi ai consiglieri regionali, per recuperare risorse utili e soprattutto per dare un segnale ai cittadini che vedono nella politica «una sorta di assicurazione sulla vita per chi la fa»; e infine la questione ambientale: «Si va avanti con una logica che inquina sia l'ambiente che la politica», afferma Ferrero, «e in questi scampoli di nuova amministrazione regionale già si fanno i primi accenni ai termovalorizzatori, senza contare poi il nodo ancora irrisolto del Centro petrolchimico di Ortona».
E se gli si fa notare la promessa tutta pescarese del presidente Berlusconi, «il Centro Oli non si farà», Ferrero risponde: «Questo governo si caratterizza per dire un sacco di balle».
Ma anche Rifondazione ha i suoi problemi: Ferrero, uscito vittorioso dall'ultimo congresso con una maggioranza del 53%, continua a difendere l'identità politica del Prc, pur nel confronto aperto con gli altri spezzoni dell'ex Arcobaleno; Nichi Vendola guarda invece all'unità della sinistra, principio da difendere, malgrado l'ultimo risultato elettorale.
«Sto lavorando per cercare di evitare la scissione, o per limitarla il più possibile», ribadisce il segretario nazionale, «ma una cosa è certa, abbiamo bisogno di rilanciare una sinistra capace di stare nei problemi della gente».
Un fatto che sembra accelerare la scissione è la rimozione di Piero Sansonetti da ruolo di direttore del quotidiano Liberazione. Per Ferrero si tratta di una reazione assolutamente inattesa: «Non è stato licenziato, è solo tornato a fare il giornalista. Mi aspettavo che fosse lo stesso Sansonetti a prendere atto del danno fatto al giornale, che sotto la sua direzione è sceso negli ultimi quattro anni da 10mila a 6mila copie vendute».

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