PESCARA. «Il geco è stato la trovata più geniale di questa vicenda: da quando ho cominciato a dipingerlo, le cose hanno preso un'altra piega». Ride Ottaviano Del Turco. Nel giorno del quarantesimo compleanno della figlia Manuela le ha fatto il regalo più bello: «L'ho chiamata e le ho detto che sono un uomo libero e lei si è messa a piangere». Da ieri l'ex presidente della Regione non ha più l'obbligo di dimora a Roma.
La misura cautelare è stata trasformata in divieto di espatrio: «E adesso mi appresto ad andare a Collelongo per rendere omaggio alla festa più bella e più importante della tradizione del mio paese, la festa di Sant'Antonio. Ho chiesto agli amici di venire a trovarmi a mezzanotte per un brindisi».
Come si sente da uomo libero dopo tante restrizioni?
«Provo un sentimento di ebbrezza. Per tutto questo tempo, a Roma, ho sentito come un dramma anche non potere andare a cena ai Castelli».
Cosa farà adesso?
«Il mio primo atto politico sarà andare a rendere omaggio al nuovo presidente Gianni Chiodi per dirgli che ha un compito importante: portare fuori la Regione da questa vicenda e rafforzare i legami con Roma e Bruxelles, perché i territori più piccoli soffriranno più degli altri della crisi. Sono convinto che farà buone cose».
Lei però nelle settimane scorse aveva dichiarato: "in Abruzzo tutto resterà come prima". Ha cambiato idea?
«No. Ho il timore che parte della maggioranza e parte dell'opposizione avranno una ossessione: le leggi omnibus. Le chiameranno in modo diverso, ma il risultato sarà lo stesso: soldi a pioggia per esigenze clientelari».
È questo che dirà a Chiodi?
«Non devo dirgli cosa fare. Se avrà l'aiuto disinteressato di uomini liberi potrà farcela».
Potrebbe essere lei in veste di parlamentare europeo?
«A Bruxelles quello che conta è conoscere tutti i passaggi che rendono possibile l'erogazione dei fondi. Io qui posso dare una mano a Chiodi. Ma quello che farò io è secondario: in Regione abbiamo creato un ufficio per i fondi europei che è tra le cose che funziona meglio, Chiodi non faccia l'errore di sbaraccare tutto».
Cioè niente spoil system?
«Io l'ho usato, e non ho gente da tutelare. Ma il destino mi ha concesso l'orrore di vedere praticare da un comunista questa cosa con disinvoltura: mi riferisco al licenziamento di tutti miei collaboratori».
Parla di Enrico Paolini?
«Diciamo che il mio vicario ha usato il tempo a sua disposizione per fare una piccola strage. Anche del buon gusto».
Glielo richiedo. Pensa alle Europee. E con chi?
«Adesso il mio problema è che il processo si faccia in tempi stretti per dimostrare la mia totale estraneità. Se il corso della politica mi concederà ancora di far qualcosa, penso di poter dare la mia disponibilità. Tra un mese, un anno. Dipende».
Il suo futuro è nel Pd?
«Ho contribuito a farlo nascere e ho l'abitudine di non pentirmi. Protesto per l'uso che è stato fatto di un grande strumento politico da parte di un gruppo dirigente che di fronte alle difficoltà è scappato. E ha impiegato 5 mesi e 16 giorni per dire che l'evidenza delle cose dimostrava la mia estraneità. Con questo gruppo dirigente la mia esperienza è esaurita».
Se non nel Pd, dove allora?
«La politica è in grande movimento con Fini e Bossi da un lato, Casini fuori dagli schieramenti e Rutelli e altri nel centrosinistra che hanno cominciato una marcia che produrrà cambiamenti rilevanti. Io vengo dalla tradizione socialista: se troverò asilo in qualcuna delle formazioni politiche, devono sapere che non cambierò pelle».
Offerte dal centrodestra?
«Nessuno del Pdl mi offrirà nulla, io non avrò il problema di accettare nè di rifiutare».
In questi giorni si è rilevato come, sei mesi dopo, i soldi delle tangenti in gran parte non siano stati trovati...
«I soldi che sono stati trovati sono la prova del fatto che c'è stato un passaggio di denaro tra cliniche private a pezzi dell'amministrazione. Quelli che non sono stati trovati è perché sono andati da qualche parte nel mondo usando commercialisti intelligenti, banche appropriate e sistemi sperimentati che non conosco. Quanto a me sono ottimista: 6 milioni di euro sono tanti e sono l'assicurazione della propria innocenza perché è difficile nasconderli».
Non ritiene di avere colpe?
«Sì. Non avere portato allo scoperto le resistenze dentro la maggioranza e nei territori per cui tutto era intoccabile».
Oggi come giudica l'operato della magistratura?
«Non parlo di questo perché non è giusto che gli imputati giudichino i loro giudici. Io ho detto che non ero vittima di un errore giudiziario, è che si era aperta una battaglia politica che è stata risolta dalla magistratura. Dal 2005 tre giunte di centrosinistra - Montesilvano, Regione e Pescara - sono state messe in discussione e due sono già del centrodestra. È sbagliato chiedere ai giudici di cambiare il loro modo di fare i magistrati, è la politica che deve tornare a essere protagonista».
Nel caso del sindaco di Pescara la reazione c'è stata.
«No, neppure per D'Alfonso: alla fine la politica ha risolto il problema col certificato medico, quindi col grottesco. Più che un errore, un dramma».
Lei cosa avrebbe fatto?
«D'Alfonso aveva una maggioranza da guidare, avrebbe potuto farlo. La politica a Pescara ha perduto l'occasione per battere un colpo. Non si è capito che non era in ballo la giunta, ma un grande problema democratico: chi decide il governo di città sono gli elettori».
Non rischia di sembrare una auto-assoluzione la sua? La politica è piena di guasti.
«Io vengo dal Psi, vuole che non sappia di quali orrori si è macchiata la politica? Ma quei guasti erano di tutto il sistema, e anche allora i furbi pensarono che liquidando Craxi il resto si sarebbe salvato. Ma non avere dato retta a Craxi nella sua denuncia sui guasti che si stavano producendo tra politica e giustizia è stato un fatto devastante per la politica».
Oggi a Collelongo. E poi?
«Domenica vado a trovare i miei nipotini Pablo ed Emiliano a Orvieto, l'avevo promesso. Il loro pianto in carcere è stato per me la cosa più terribile».