PESCARA - Povera vedova. Svegliata a mezzanotte dal ministro in persona, «complimenti, ti annuncio che sei assessore regionale», e poi a giorno fatto planata sugli evviva per finire inesorabilmente a terra, cancellata con un tratto di penna dal coordinatore pidiellino Filippo Piccone: ma quale vedova, qua dobbiamo pensare a Forza Italia e ai suoi equilibri, al diavolo Rotondi e le sue vedove. La chiama così il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, «povera vedova», ma non è povera e sia pur vedova non corrisponde per niente all'identikit rotondiano Giovanna Calignano, bella e procace ex assessore del Comune di Chieti, ex gaspariana di ferro e tornata in auge nelle cronache estive per essere stata la "talpa" di Angelo Bucciarelli alla vigilia degli arresti del 14 luglio. «Ammetto di essere senza parole - dice il ministro - Chiodi mi comunica di aver scelto una signora dirigente della Dca, io sveglio a mezzanotte una povera vedova per annunciarle che è assessore regionale e la mattina dopo la signora non è in giunta». Non ha passato a nuttata la povera vedova rotondiana, nonostante venerdì sera avesse avuto il via libera di tutta Forza Italia e ieri mattina presto anche di An: col suo nome Chiodi avrebbe ricucito con la Dc di Rotondi e avrebbe soddisfatto le quote rosa e il territorio di Chieti ancora in debito di rappresentanza ma nella nottata Piccone si è fatto due conti e ha stabilito che il sacrificio di Forza Italia non poteva andare a vantaggio della Dc di Rotondi. E così via Carignano e dentro Federica Carpineta, il nome che Gianni Chiodi custodiva in tasca almeno da una settimana: che non sarà ufficialmente azzurra, ma almeno è espressione del presidente, donna e pure teatina.
Erano volati gli stracci nella riunione notturna a Forza Italia, perchè il chiodo fisso di Piccone era quello di trovare un cane da guardia per Daniela Stati nella Marsica, qualcuno in grado di oscurarne il potere viste le vecchie ruggini col padre Ezio. E per questo alla fine il medico Di Bastiano viene cancellato, marsicano quanto vogliamo ma politicamente inesperto: meglio quindi Angelo Di Paolo sia pure di "Rialzati Abruzzo" al quale Piccone fa prestare solenne giuramento di fedeltà. Ma nel frattempo gli azzurri si infuriano e c'è chi mette in dubbio il ruolo di Piccone, coordinatore elettorale soltanto, a tutto vantaggio di Pastore coordinatore regionale almeno fino a marzo. Litigando litigando Piccone fa le ore piccole e ieri mattina all'Aquila si presenta con due ore di ritardo all'incontro con Catone e De Matteis. Quando Piccone annuncia che la vedova non sarà assessore, Catone sbianca e abbandona polemicamente il tavolo delle trattative, mentre da Roma Rotondi chiede l'espulsione di Piccone dal Pdl. Ma non è ancora finita: le trattative con Giorgio De Matteis dell'Mpa al quale viene offerto un assessorato in prima battuta e poi la vice presidenza del consiglio regionale vedono volare insulti e accuse pesanti nei confronti di Tancredi e Piccone, e ci vorranno ore e ore di braccio di ferro per convincere l'ex centrista ad accettare, almeno lui quindi è rabbonito.
Ma l'elenco degli scontenti e degli incavolati è lungo, lunghissimo: i territori innanzitutto, L'Aquila, Pescara e parzialmente Chieti, che lamentano l'egemonia assessorile di Teramo; i cespugli del Pdl, fatti fuori senza tanti convenevoli; i trombati di ieri e di oggi come Giuseppe Tagliente, Nicoletta Verì e Luca Ricciuti. E la povera vedova, assessore per una notte soltanto. Anzi per mezza.