Deleghe, ultimi ritocchi Domani l'annuncio a Palazzo Centi
L'AQUILA. Pazientemente ha dovuto scegliere, scartare, proporre, limare, spostare. E poi confortare, incoraggiare, sedare. Alla fine, a poco più di un mese dal voto e a dieci giorni dalla proclamazione degli eletti, ieri Gianni Chiodi ha chiuso la prima pratica del suo mandato di presidente della regione e l'Abruzzo ha finalmente un nuovo governo. Forte l'impronta del presidente, che piazza in giunta quattro teramani (di Teramo capoluogo, nessuno della provincia). «È una squadra rinnovata, giovane, ma che non ha rinunciato all'apporto di persone d'esperienza» ha spiegato Chiodi. «Si tratta di gente che conosco personalmente e che stimo moltissimo».
Due dei dieci assessori sono esterni al consiglio. Si tratta di Mauro Di Dalmazio 39 anni, avvocato di Teramo che è stato assessore a Teramo quando Chiodi era sindaco. Il secondo esterno è una delle due donne della squadra: Federica Carpineta, una giovane imprenditrice di 34 anni, residente a Francavilla dove gestisce l'albergo di famiglia. È senza dubbio lei il volto nuovo della giunta e della politica abruzzese. Si torna ai veterani con Alfredo Castiglione 51 anni, di Pescara, triburtarista, ex assessore regionale al Bilancio nella giunta Pace. Castiglione è uno dei tre assessori della squadra di An. Gli altri sono Mauro Febbo 51 anni, chietino, ex presidente della Provincia, e Giandonato Morra un avvocato teramano di 49 anni, vicino a Gianni Alemanno, che nei mesi scorsi ha ricoperto l'incarico di commissario del Parco Gran Sasso.
Forte la presenza della Marsica (e per contro assente quella del capoluogo L'Aquila) con Daniela Stati 36 anni, forzista avezzanese che torna in Regione per il secondo mandato e con una delega in tasca, e Angelo Di Paolo, eletto con Rialzati Abruzzo, la cui presenza in giunta è stata voluta fortemente dal coordinatore regionale del Pdl Filippo Piccone.
Si torna ai teramani con Lanfranco Venturoni 52 anni, medico e uomo d'esperienza amministrativa (fu vicepresidente del consiglio regionale negli anni Novanta). Teramano è anche Paolo Gatti, avvocato di 33 anni, figlio d'arte (il padre è stato sindaco di Teramo) ed ex assessore di Chiodi sindaco. C'è infine il pescarese Carlo Masci, avvocato e leader di Rialzati Abruzzo, arrivato al Pdl dopo un tormentato cammino nella galassia centrista.
Questi i nomi, quanto alle deleghe, verranno decise oggi e comunicate domani nel corso della presentazione ufficiale della squadra a Palazzo Centi. Probabilmente ci saranno novità negli accorpamenti delle competenze: la protezione civile andrà con la difesa del suolo e la gestione dei rifiuti, il turismo con cultura e parchi, e il sociale con formazione e lavoro.
Questi a oggi i possibili abbinamenti: Venturoni alla Sanità, Gatti (protezione civile o lavori pubblici), Febbo (agricoltura o bilancio), Stati (protezione civile o attività produttive), Castiglione (attività produttive o bilancio), Morra (bilancio o trasporti), Di Paolo (trasporti o lavori Pubblici), Masci (formazione, lavoro e sociale), Carpineta (turismo e cultura), Di Dalmazio (lavori pubblici). Il presidente Chiodi potrebbe tenere le deleghe per le Politiche comunitarie, Programmazione, Grandi Opere e valutazione di impatto ambientale. Nella trattativa è entrata anche la poltrona di capogruppo del Pdl in Consiglio assegnata all'aquilano Gianfranco Giuliante, eletto nel listino in quota An.
Gli ultimi ritocchi alla squadra sono stati fatti ieri a Palazzo Centi, dove con il presidente Chiodi sono entrati in conclave alle dieci del mattino il coordinatore del Pd in quota ad An, Fabrizio Di Stefano, il senatore del Pdl Paolo Tancredi, e Giorgio De Matteis capogruppo del Movimento per l'Autonomia che, stando agli accordi, sarà vicepresidente del Consiglio (alla presidenza, secondo gli accordi andrà il forzista Nazario Pagano).
Più tardi è arrivato l'altro coordinatore del Pdl Filippo Piccone. Rasserenanti le dichiarazioni all'uscita dopo quattro ore di discussione: «Sciolti i nodi, siamo arrivato ad un epilogo positivo», ha detto Di Stefano «ci sono i presupposti per fare bene».
«E' una squadra rinnovata e qualificata, è la migliore possibile per gli equilibri politici e territoriali», ha detto Tancredi. «Ed è espressione di tutto il Pdl non delle componenti del Pdl». Ma le ultime fasi della trattativa sono state molto difficili, perché anche se il quadro politico del centrodestra appare semplificato, le componenti interne e le fronde dei partitini, che si sentono fuori o dentro il Pdl a seconda delle convenienze, hanno complicato molto il lavoro di Chiodi, mettendo a dura prova la sua freddezza di commercialista abituato ai bizantinismi e alle trappole del fisco italiano.
I più delusi sono i Dc per le Autonomie del ministro Gianfranco Rotondi (vedi box), che fino a venerdì notte erano sicuri di aver strappato un posto in giunta, nonostante quel patto capestro di inizio campagna elettorale che li obbligava ad eleggere un consigliere per poter pretendere un assessorato. Furenti anche i liberal-popolari di Carlo Giovanardi che, rimasti fuori dalla giunta dopo essere rimasti fuori dal listino, gridano all'imbroglio.