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Pescara, 28/04/2026
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18/01/2009
Il Centro
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Pescara Comune virtuoso: è terzo in Italia. Ricerca della Cgia di Mestre sulle città con oltre 100mila abitanti. I risultati, meno pressione fiscale, più qualità dei servizi, spese contenute e mirate |
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Distanziati gli altri capoluoghi del Sud grazie alla maggiore autonomia finanziaria PESCARA. L'identikit dei Comuni con più di 100mila abitanti racconta un Sud che ha minore autonomia finanziaria, più spese per il personale e quindi necessità di ottenere maggiori trasferimenti dallo Stato centrale. Ma è un Meridione che non rispecchia Pescara, che invece compete con le grandi amministrazioni del Nord, mostrando un apparato economico-finanziario dove il binomio meno tasse-più qualità dei servizi è in grado di tenere testa a quello di realtà del Settentrione apparentemente più consolidate. E' il risultato dell'analisi condotta dalla Cgia di Mestre, l'associazione artigianale piccole imprese della Camera di commercio. DIVARIO NORD-SUD. La Cgia, sulla base dei dati forniti dal ministero dell'Interno, ha messo a confronto l'autonomia finanziaria, le spese per il personale e i trasferimenti dei Comuni capoluogo con più di 100mila abitanti nel triennio 2005-2007. Concludendo per un forte divario tra Nord e Sud. MENO TASSE. Pescara, con i suoi circa 130mila residenti, è al nono posto assoluto per autonomia finanziaria, l'indicatore che misura l'incidenza delle entrate proprie sul totale delle entrate correnti: tra quelle tributarie (Ici, rifiuti) ed extratributarie (multe), la percentuale raggiunge l'86,1 per cento. Ma la città di D'Annunzio sale sul podio se si effettua la somma dei trasferimenti correnti dallo Stato e della compartecipazione all'Irpef, in rapporto alla popolazione. Il risultato, procapite, è di 213 euro, come a dire che si pagano meno tasse e c'è meno dipendenza - e quindi maggiore autonomia finanziaria, appunto - dall'Erario centrale. Per il vice sindaco e assessore al bilancio Camillo D'Angelo, che sta reggendo l'amministrazione fino al voto, questi dati sono solo una conferma della bontà del piano finanziario cittadino. «La tassazione a Pescara, al di là degli aumenti inevitabili, è sempre molto bassa; abbiamo fornito e forniamo servizi in una città che per tre mesi d'estate e ogni sabato e domenica moltiplica la sua popolazione. Questo significa, per esempio, che occorrono più operai per gli interventi di manutenzione, più operai per la raccolta dei rifiuti. Eppure, ci manteniamo a un livello basso di tributi; anzi, nel rapporto tra tassazione e popolazione siamo i primi». IL BILANCIO. Per autonomia finanziaria, a parte Ancona, 18º, bisogna scendere al 26º posto (Salerno) per trovare un altro Comune del Sud con più di 100mila abitanti. Ancora D'Angelo: «A Pescara la situazione del bilancio è sempre molto risicata perché non vogliamo pesare sui cittadini ma rispetto ai servizi e alle cose fatte abbiamo razionalizzato la spesa, e questo non è riscontrabile altrove. In tre anni il bilancio è rimasto sempre dello stesso importo: razionalizziamo, tagliamo, aggiustiamo, ci serviamo del privato». IL PERSONALE. Infine, l'indicatore che misura l'incidenza delle spese per il personale sui propri introiti, pone Pescara al settimo posto, sempre in mezzo a città del Nord, con un 39,1 per cento, pari a 271,1 euro procapite. «La prima questione», spiega D'Angelo, «è che in questi anni abbiamo rinnovato il personale del Comune sfruttando i pensionamenti e introducendo impiegati di alta qualità - geometri, architetti e ingegneri - perché sono richiesti sempre più servizi di qualità. La seconda questione è che sulle spese per il personale dal 2004 abbiamo mantenuto lo stesso livello, ben al di sotto di quanto previsto per legge. Adesso assumeremo un operatore esperto in ecologia, un tecnico elettricista e 5 vigili urbani. Lo facciamo perché ci serve gente qualificata. E con i contratti di formazione lavoro, in 3-4 mesi siamo in grado di bandire un concorso e di assumere». NAPOLI ULTIMA. Per far capire la forbice esistente tra Pescara e il resto del Sud, basti guardare al fanalino di coda, Napoli, la cui autonomia finanziaria è pari al 51,9%: la più bassa tra il campione analizzato. Il capoluogo partenopeo ha una spesa per il personale sul totale della spesa propria più alta di tutti pari al 65,7% (in termini assoluti 456,8 euro per ogni residente nel Comune partenopeo) e riceve ben 659 euro procapite fra trasferimenti correnti dallo Stato centrale e dalla compartecipazione all'Irpef. BRESCIA PRIMA. Gran parte dei Comuni del Nord presenta, invece, un risultato di segno opposto. Brescia registra il valore più alto relativo all'autonomia finanziaria (92,8%). Una spesa del personale sul totale della spesa tra i più bassi, pari al 39,1% (342,9 euro procapite) e ha trasferimenti che non superano i 241 euro procapite. «A fronte di questi dati», dice il segretario Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre, «è sempre più necessario accelerare sul fronte del federalismo fiscale. Più autonomia ai Comuni e meno trasferimenti, per responsabilizzare maggiormente chi amministra le città. Per i cittadini questo vorrà dire, molto probabilmente, meno tasse e servizi qualitativamente migliori».
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