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Data: 18/01/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pieni poteri a consiglio e giunta-D'Angelo. Le spine del dopo D'Alfonso. La maggioranza incassa il parere di palazzo del governo e annuncia: andiamo avanti fino alle elezioni

Il prefetto Orrei chiarisce il quadro delle norme: il vice sindaco non è un semplice supplente

Vicesindaco, giunta e consiglio comunale sono nella pienezza dei poteri per continuare a governare la città. L'ulteriore conferma viene direttamente dalla prefettura che in una lettera chiarisce, una volta per tutte, le funzioni e i poteri del vicesindaco. «Quando la carica di capo dell'amministrazione risulta vacante per impedimento permanente del sindaco - scrive il prefetto Paolo Orrei nella lettera - e si caratterizza per la sua straordinarietà e temporaneità perché lo stesso evento che ne cagiona la comparsa (cessazione anticipata del sindaco) determina la decadenza del consiglio e della giunta, detti organi vengono comunque mantenuti provvisoriamente in carica, in regime di prorogatio, fino alle nuove elezioni in ossequio ad un contesto normativo che tende a salvaguardarne l'operatività sino al rinnovo elettorale». In sostanza quella del vicesindaco non è «una mera supplenza - scrive ancora il prefetto - bensì una vera e propria sostituzione o reggenza, nello svolgimento delle funzioni». Di qui ne deriva che non essendo un supplente di D'Alfonso, il vicesindaco Camillo D'Angelo «è legittimato ad assumere tutti i poteri connessi alla carica del sostituto», dice ancora Orrei. Si tratta di una legittimazione ulteriore all'orientamento espresso dal Consiglio di Stato nel '96 e poi nel 2001, in merito alla portata dei poteri che fanno capo al vicesindaco. Scrive ancora il prefetto: «Quindi la sostituzione e l'assunzione delle funzioni vicarie da parte del vicesindaco, avvengono in maniera automatica al verificarsi di uno degli eventi previsti in maniera specifica dalla norma, senza bisogno di alcun altro provvedimento che ne legittimi il ruolo».
Un boccone difficile da ingoiare per l'opposizione che, costretta a prendere atto del parere del prefetto ora cambia tattica puntando allo scioglimento del consiglio per altra via. Tant'è che domani i consiglieri del Pdl organizzeranno una nuova iniziativa pubblica, «per chiedere ai massimi vertici del Pd di intervenire - tuona il capogruppo Luigi Albore Mascia - per ottenere le dimissioni di quei consiglieri comunali Pd incerti e togliere dall'empasse la città». Tuttavia forte anche del parere del prefetto, D'Angelo insieme ai colleghi di giunta e ai consiglieri comunali sottolinea: «Tre ore dopo la presa d'atto dell'impedimento permanente del sindaco, abbiamo avviato una serie di contatti con i nostri legali, e con i consulenti del ministero degli Interni per sapere quali fossero i nostri compiti. Tre ore dopo sapevamo che non cambiava nulla a livello amministrativo e che avremmo mantenuto gli stessi poteri che avevamo col sindaco». E quindi è compito legittimo del vicesindaco e della giunta e del consiglio adottare qualunque atto amministrativo. «Tutti gli atti sono pienamente legittimi - assicura D'Angelo -. L'attività del consiglio comunale è limitata solo 45 giorni prima delle elezioni, agli atti urgenti e improcrastinabili che se ritardati, potrebbero causare un danno all'amministrazione comunale». Il vicesindaco ha anche assicurato che non ci saranno forzature in consiglio, dove non si discuterà di atti che possano modificare irreversibilmente la città, come nel caso del Piano regolatore generale.
«Abbiamo vissuto un evento traumatico - prosegue D'Angelo -, per questo non andremo a creare lo scontro in consiglio comunale dove porteremo solo atti precedentemente concordati e obbligatori come il bilancio, il regolamento Cosap, pronto per partire e iniziative per promuovere i Giochi del Mediterraneo. Non c'è nessuna voglia di strafare». Non così per Mascia: «Spiace che la giunta continui a mistificare la realtà, sostenendo di portare in aula solo argomenti concordati con l'opposizione. Così non è, la maggioranza non ha mai concordato con il centrodestra la delibera delle aree di risulta, né del Ponte del Mare, né del Ponte nuovo».

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