Giovedì vertice a palazzo Chigi con sindacati e Confindustria: obiettivo chiudere entro il mese
ROMA Le intenzioni del nuovo anno sono quelle lasciate in eredità dal vecchio: Confindustria, Cisl, Uil, Ugl, Confcommercio, Confartigianato (insomma, tutte o quasi le organizzazioni di categoria) spingono per costruire un'intesa che faccia fronte all'emergenza e per cambiare le regole dei contratti; la Cgil chiede misure forti contro la crisi, ma è assai titubante (se non contraria) a ritoccare il modello contrattuale; il governo aspira a individuare un accordo condiviso. Si ritroveranno tutti giovedì pomeriggio al "tavolone" della sala Verde di palazzo Chigi. Primo vertice per tentare di istruire un Patto tra le parti sociali che dovrebbe prendere corpo entro la fine del mese. Alcuni sottotavoli tecnici dovrebbero aiutare allo scopo. Ma non sarà facile. Perchè i due, tre colloqui informali di inizio anno tra Bonanni ed Epifani non sono serviti ad altro che a confermare posizioni e distanze. La Cgil, oltre tutto, ha già proclamato due scioperi nel pubblico impiego e nel settore metalmeccanico per il mese di febbraio e la doppia protesta non aiuta a ritrovare l'unità sindacale.
Giovedì a palazzo Chigi in discussione un pacchetto sostanzioso di possibili interventi: potenziamento e ampliamento degli ammortizzatori sociali, riduzione dell'orario di lavoro (con l'ipotesi della settimana corta, lanciata dalla Cisl), individuazione di alcune opere pubbliche di primaria importanza, misure a favore dei ceti più deboli. E, naturalmente, riforma dei contratti. Nessuno si illude che l'intera partita possa essere chiusa nell'arco di pochi giorni, quando non è stato possibile in tanti mesi, ed ecco allora l'ipotesi di andare ad una sintesi con conseguente accordo quadro da implementare in un prossimo futuro. Insomma, cercare un'intesa di massima e poi verificare chi ci sta. «Per esempio - dice un sindacalista - vediamo se le nuove regole contrattuali potranno essere applicate fin dall'anno prossimi quando dovranno essere rinnovati alcuni importanti accordi di categoria. Noi ci adegueremo, vedremo se lo farà anche la Cgil oppure se continuerà a ripetere sempre di no».
Il "fronte del sì" spinge per sottoscrivere un accordo definitivo e, soprattutto, operativo con Confindustria. Ma la Cgil continua a ripetere che l'emergenza economica viene prima di qualsiasi riforma contrattuale. Ed è questo il concetto che probabilmente riproporrà al tavolo di palazzo Chigi. Gli altri sono pronti a sottoscrivere anche un'intesa separata. Comunque a verificare sul campo le sue conseguenze. Emma Marcegaglia (e prima di lei Luca Cordero di Montezemolo), dopo aver avvertito per settimane di essere pronta a firmare «con chi ci sta», adesso sembra non avere più tanta fretta. Perchè un'intesa senza la Cgil potrebbe creare ripercussioni pesanti nelle relazioni industriali, in particolare nelle fabbriche del Nord. Ed in questo momento le aziende di tutto hanno bisogno meno che del riaccendersi del conflitto sociale.