Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/04/2026
Visitatore n. 753.513



Data: 20/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi, presenta la squadra e si tiene 17 deleghe. Dodici assessori, la Sanità a Venturoni. Il presidente ai cespugli: «Dovevo scegliere»

L'AQUILA. E' arrivato in cima alla castellina di Palazzo Centi "scortato" da uno stuolo di fedelissimi, dai suoi assessori e dai due coordinatori regionali - i senatori Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano - che hanno preso posto uno alla sua destra e l'altro alla sua sinistra. E il primo ringraziamento il presidente della Regione Gianni Chiodi lo ha rivolto proprio ai coordinatori, non dimenticando Giorgio De Matteis (Mpa), «per lo straordinario lavoro fatto, per l'intesa - su assessori e deleghe - trovata in modo cordiale».
Un incontro con la stampa iniziato proprio con la lettura delle deleghe assegnate ai dieci assessori. Ben 17 (tra cui la pianificazione territoriale, le politiche regionali di cooperazione, le attività internazionali e di collegamento con la Ue) quelle che ha deciso di tenere per sé. «Deleghe» ha precisato il neo presidente, alzando il tono della voce, «che ho assegnato sulla base delle competenze e delle professionalità che ognuno dei componenti di questa squadra esprime. La scelta spetta al presidente e di questo non devo render conto a nessuno, né agli assessori né ad altri. E nel percorso di formazione della giunta» ha poi chiarito Gianni Chiodi, rispondendo ai giornalisti «non c'è stata alcuna interferenza romana. Abbiamo avuto degli incontri, ma la scelta degli uomini e delle donne che compongono la mia squadra è stata fatta qui in Abruzzo. Così come quelle del presidente del consiglio regionale, del suo vice e del capogruppo del Pdl». "Indicazioni" che il consiglio andrà a ratificare a fine mese.
Quindi la nota dolente: l'assenza dall'esecutivo di rappresentanti del capoluogo di regione. «Le valutazioni sulla base dei riferimenti territoriali rappresentano un modo vecchio di intendere la politica. Ogni assessore avrà il compito di rappresentare tutto l'Abruzzo e non un microcosmo. Io sono il presidente della regione ed è certo che mi occuperò di tutti i problemi di questa nostra terra». Una nota dolente, appunto! Tanto da spingere i due coordinatori a "soccorrere" Chiodi e a spiegare che «sì, forse qualche problema di rappresentanza territoriale esiste, ma che il varo di questa giunta non potrà essere ricordato solo per i luoghi in cui sono state rilasciate le carte d'identità degli assessori». «Questa è una squadra rinnovata, competente e attrezzata per poter fare un lavoro d'insieme» ha ripreso Chiodi per poi aggiungere, replicando a chi gli ha ricordato che nella sua giunta 4 sono i posti occupati da esponenti teramani, «che le scelte vanno fatte anche in funzione degli uomini e non solo dei territori». Parole che hanno avuto il sapore di una "bocciatura" per il centrodestra aquilano, rimasto a "bocca asciutta".
Poi l'altro neo: l'esclusione dei piccoli partiti. «Mi spiace non aver potuto fare di più, ma ho dovuto fare delle scelte privilegiando le rappresentanze consiliari». E c'è stato spazio anche per parlare della rivisitazione delle deleghe. «Un modo per semplificare il lavoro» ha tagliato corto Chiodi. «Deleghe strutturate per rendere più facile la riorganizzazione della macchina regionale, che» ha aggiunto Di Stefano «va rivista, ripulita e rimodificata. Il tutto privilegiando la meritocrazia e non l'appartenenza politica di chi ricopre ruoli dirigenziali».
Chiodi ha quindi spiegato che la scelta di Federica Carpineta, la vera sorpresa della sua giunta, «scaturisce dalla volontà di selezionare una nuova classe dirigente. Lei è una persona preparata che svolgerà bene il suo ruolo».
E a proposito di lavoro, il presidente ha posto tra le priorità da affrontare (sanità a parte) la riforma degli enti strumentali. «Ma i problemi sono tanti e vi chiediamo» ha conluso «di giudicarci a fine mandato».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it