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Pescara, 28/04/2026
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Data: 20/01/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Non conta la carta d'identità. Dagli assessori voglio risultati»

L'AQUILA - Un evidente squilibrio territoriale, con un buon cinquanta per cento della giunta che è lì a rappresentare un solo comprensorio, ossia la provincia teramana, con altre, vaste aree della regione come quella peligna-altosangrina,lasciate completamente scoperte. E' stato questo, soprattutto, l'obiettivo del fuoco di fila a cui è stato sottoposto il governatore Gianni Chiodi all'atto della presentazione della squadra di governo ieri mattina, otto assessori scelti tra i consiglieri eletti e due nominati come esterni. Il criterio territoriale che avrebbe dovuto rappresentare il punto di riferimento obbligato (o quasi) per la formazione della nuova giunta, alla fine è andato a farsi benedire. Un copione già visto, ma Chiodi, che aveva accanto i due coordinatori regionali Filippo Piccone e Fabrizio di Stefano (sembravano due angeli custodi) che sono intervenuti entrambi a sostenerlo, ha dato di questa scelta una lettura diversa: la provenienza territoriale cioè, la «carta d'identità di ciascun assessore» come l'ha chiamata, non conta e chi vi annette importanza «ha una visione antica della politica», una politica legata ai territori, appunto, e al campanile. «Gli assessori che ho scelto- ha aggiunto- avranno il compito di occuparsi di tutto l'Abruzzo», con politiche di riferimento che dovranno essere «globali e non settoriali». Dunque meglio spogliarsi «di queste abitudini provinciali, perché non sono valutazioni opportune, ma di altro genere». Le scelte, cioè, vanno fatte «in funzione degli uomini, come avete auspicato tutti, vedrete dai risultati se ci saremo occupati degli abruzzesi oppure no. Capisco che ci siano delle perplessità, ma la cultura politica deve cambiare. Siamo abituati a schematismi e regole che alla prova dei fatti si sono rivelati inefficaci». E a chi gli faceva osservare che «sì le carte d'identità non contano, però si fanno e vengono chieste» e che «questa è una giunta biprovinciale più che una giunta regionale», il governatore neoletto ha respinto l'osservazione «perché ci sono due assessori della provincia di Pescara, due della provincia di Chieti, e due della provincia dell'Aquila quattro della provincia di Teramo, ma ciò è dipeso da tutta una serie di contingenze: innanzitutto dal fatto che sono persone molto capaci che faranno un buon lavoro». A dare una mano a Chiodi sono intervenuti prima Piccone: «I territori omogenei abruzzesi sono quindici o sedici, sarebbe stato impossibile rappresentarli tutti, abbiamo puntato su scelte innovative che faranno bene all'Abruzzo». E poi Di Stefano: «Non possiamo certo dire che questa giunta sia equamente spalmata sul territorio, saremmo dei bugiardi, ma voglio sottolineare come questo sia un governo regionale che vede gran parte dei suoi esponenti molto in gamba sotto i quarant'anni e nuovi all'esperienza regionale. Ma si tratta di persone che non si sono improvvisati in politica dall'oggi al domani, ma che hanno già avuto al loro attivo un'esperienza di amministratori locali».
A chi gli ha chiesto «quanto abbiano pesato sulla formazione della giunta le pressioni esercitate durante i vertici romani con gli esponenti nazionali dei partiti», Chiodi ha risposto che il nuovo esecutivo regionale «è frutto esclusivo delle scelte del presidente». E riferendosi alle richieste dei piccoli partiti, molto pressanti nelle ultime ore della trattativa, ha replicato che «lo statuto regionale privilegia la rappresentanza popolare e in questo senso mi sono mosso. Mi dispiace- ha aggiunto- di non aver potuto accogliere in giunta i rappresentanti di partiti minori perché, ripeto, non è stato possibile». Chiodi ha detto che verrà attuato lo spoil system, «ma si terrà conto del merito», che particolare attenzione sarà riservata alla sanità e che la giunta ha già allo studio una legge per la riduzioni degli Ato (enti per la gestione dell'acqua), e degli Ater, (ex Istituti della case popolari). Infine, massima collaborazione col commissario straordinario per la Sanità, Gino Redigolo.

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