Enti locali e imprese contestano il piano di Colaninno. Air France nel cda di Cai
ROMA. Nel giorno in cui viene annunciato da Alitalia il drastico ridimensionamento di Linate, il primo sciopero della nuova compagnia a Fiumicino organizzato dal Sdl (sindacato dei lavoratori), organizzazione autonoma del Fronte del rifiuto alla Cai, ha provocato la cancellazione di 30 voli e la minaccia a promuovere un'altra giornata di astensione. Per l'Alitalia i collegamenti annullati sono stati solo 4 con disagi minimi. «Un risultato che evidenzia il forte dissenso dei lavoratori nei confronti dell'azienda», ha commentato il coordinatore nazionale Sdl, Tomaselli.
Tra le questioni alla base dello sciopero «le migliaia di esuberi tra cassaintegrati e precari», le «pesantissime condizioni di lavoro, i criteri di assunzione dei lavoratori definiti «poco trasparenti».
Il primo sciopero dell'era Colaninno è stato variamente commentato. «Migliaia di esuberi tra cassaintegrati e precari, pessime condizioni di lavoro, drastico abbassamnto dei diritti» ha denunciato Gianni Pagliarini del Pdci. Valutazioni opposte quelle di Vito Riggio, presidente dell'Enac, soddisfatto «dell'operazione che ha portato al salvataggio di una compagnia già fallita. Sono stati salvati 13 mila posti di lavoro». Al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti che chiedeva ai sindacati di dichiararsi soddisfatti della difesa dell'italianità di Alitalia ha replicato Andrea Martella, ministro delle Infrastrutture del governo ombra del Pd.
Quest'ultimo ha descritto «Alitalia svenduta ad Air France» con la compagnia francese che «acquisirà il controllo totale come rivelato dallo stesso Roberto Colaninno. L'unica italianità sono i debiti della vecchia compagnia di bandiera scaricati interamente sui cittadini italiani. Un regalo da quattro miliardi di euro: i francesi ringraziano, gli italiani pagano».
SCONTRO SU LINATE. Ieri è riesplosa la questione della sopravvivenza di Linate. Il presidente e l'ad di Alitalia Colaninno e Sabelli (ieri Alitalia ha varato all'unanimità le modifiche allo statuto necessarie per recepire l'accordo con Air France e votato l'aumento di capitale a 322 milioni) hanno ribadito che l'aeroporto di Malpensa potrà diventare un vero hub per Alitalia solo se Linate verrà chiuso o comunque notevolmente ridimensionato. Queste valutazioni, espresse agli imprenditori milanesi durante un incontro organizzato dalla Camera di commercio, hanno destato preoccupazione. «La prospettiva di aumento a 14 del numero delle rotte intercontinentali su Malpensa - ha commentato la Camera di commercio - rispetto alle 3 di oggi è positiva ma la proposta di ridurre in concomitanza Linate alla sola rotta con Roma è penalizzante». Opposizioni dure vengono dal presidente della Regione Lombardia, Formigoni («resterebbe solo una navetta Milano-Roma») e dal presidente della Provincia di Milano Filippo Penati che ha ribadito di «non accettare nessun diktat di Cai su Linate. Il rilancio di Malpensa si realizza solo con la liberalizzazione dei diritti di volo che consentiranno l'arrivo di nuove concorrenti».