La Commissione europea rivede al ribasso le stime di crescita dell'economia italiana ed europea. Deficit al 3,8%, Pil a -1,9% per Eurolandia e -2% per l'Italia. Nel nostro paese il tasso di disoccupazione sale all'8,2%
L'Italia è in recessione, e nel 2009 il deficit salirà al 3,8% attestandosi di nuovo oltre i parametri di Maastrich. Sono queste le stime della Commissione Ue, che rivedono drasticamente al ribasso le precedenti valutazioni di crescita dell'economia italiana ed europea. La commissione, infatti, prevede un crollo del Pil a quota -1,9% per Eurolandia e -2% per l'Italia. Bruxelles, però, spera comunque che la ripresa possa manifestarsi già entro la fine dell'anno, e prevede che il 2010 si chiuderà con un +0,4% per il nostro Paese.
Il deficit italiano, dunque, dovrebbe salire di nuovo oltre i parametri di Maastricht, tornando quest'anno ben al di sopra del 3%. La Commissione europea, però, presume che ci sarà un "miglioramento minimo" (3,7%) ma solo nel 2010, mentre il disavanzo aggiustato per il ciclo si manterrà al 2,7% nel 2009 e al 2,4 nel 2010. Il deficit strutturale, invece, sarà al 2,8% nel 2009 e al 2,5 nel 2010. "L'elevatissimo debito pubblico - spiega la Commissione Ue - impedisce al governo italiano di ricorrere in maniera più ampia a strumenti fiscali" per fronteggiare la crisi economica. Questo, continua Bruxelles, "assieme a una crescita attenuata, implica un innalzamento del debito che potrebbe andare oltre l'orizzonte delle previsioni. Le possibili ricapitalizzazioni bancarie, infatti, potrebbero condurre il debito anche oltre quanto previsto".
La recessione, in ogni caso, riguarda l'intera zona Ue. Per quanto riguarda il prodotto interno lordo, tra i principali paesi della zona euro, la Germania chiuderà il 2009 a quota -2,3%, la Francia -1,8% e la Spagna, come l'Italia, a -2%. "Nel terzo trimestre del 2008 - ricorda Bruxelles - il Pil e' sceso di 0,2% sia nella zona euro sia nell'Ue. Cio' significa che la zona euro e' entrata per la prima volta in recessione tecnica". I dati delle indagini condotte nei vari settori in diversi paesi e il "forte deterioramento di altri indicatori fondamentali nel quarto trimestre prospettano un ulteriore calo del Pil per tutta la prima meta' di quest'anno", osserva ancora la Commissione europea.
In particolare, si prevede che il rallentamento investira' un gran numero di settori nei vari paesi, che non saranno risparmiati dalla crisi finanziaria, dal ciclo globale e, in alcuni Stati membri, dal crollo del settore immobiliare". "La caduta della domanda privata e della domanda estera netta - avvertono i servizi di Joaquin Almunia - frenera' notevolmente la crescita del Pil, a cui solo i consumi e gli investimenti pubblici forniranno una boccata d'ossigeno". "Gli investimenti privati, uno degli elementi trainanti nel periodo di crescita, - tra l'altro - registrano una brusca riduzione, dovuta al netto calo dei tassi di utilizzo della capacita', al deterioramento delle prospettive economiche e a condizioni finanziarie piu' rigide". Insomma, prosegue ancora la Commissione europea, "il rallentamento economico dovrebbe investire numerosi settori e avere ricadute via via negative sulle economie di mercato emergenti. Per tutto il 2009 si prospetta una crescita del Pil mondiale di solo 0,5% (a fronte del 3,3% del 2008 e della media eccezionale del 5% che ha caratterizzato il triennio 2004-2007). "Nel complesso - conclude Bruxelles - si prevede che nel 2010 la crescita del Pil mondiale si collochi intorno al 2,75%.
La ricaduta della crisi, infine, non mancherà di investire il mercato del lavoro. Nel 2009 il tasso di disoccupazione in Italia sarà dell'8,2% contro il 6,7% del 2008, mentre nella zona euro il dato sarà al 9,3% e nei Ventisette dell'8,7%, con 3,5 milioni di posti di lavoro in meno. Per il nostro paese, si legge nel rapporto, "l'impatto del rallentamento economico sul mercato del lavoro è stato fino ad ora più visibile in termini di ore lavorate che di numero di occupati. Secondo la Commissione Ue, "le perdite di posti di lavoro dovrebbero accelerare nel 2009, risultando in un significativo aumento del tasso di disoccupazione. Nel 2009, il costo del lavoro per unità dovrebbe rallentare, dopo la forte accelerazione registrata nel 2008. Tuttavia, dati gli sviluppi avversi dei tassi di cambio, la situazione competitiva del paese non dovrebbe migliorare".