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Data: 21/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Il medico-agricoltore per la sanità. Venturoni subì le minacce per l'inchiesta sulle cliniche

PESCARA. «Sono anche un agricoltore e lo dico con orgoglio. Aver cura dei campi fa bene alla salute e all'intelletto. Sarebbe utile a tanta gente un poco di lavoro fisico, potrebbe schiarire le idee a tante persone». Parola di Lanfranco Venturoni, neo assessore alla sanità, primario in medicina interna, pioniere di Forza Italia e più votato nel 1995. Venturoni non ha alle spalle un padre ex sindaco o ex assessore, ma una famiglia di agricoltori benestanti e lui ha ereditato un carattere schietto, le amicizie conviviali e quella idea della politica fatta per costruire qualcosa. Dopo essere stato messo alle corde per aver «osato» porre un freno al malaffare nella sanità.
Quando come presidente della Commissione regionale d'inchiesta decise di indagare su cliniche private e Asl, si trovò nel mirino di alcuni teppisti. «Mi dissero "se non vuoi rotolare sulle scale del Consiglio regionale, fermati"». Poi le minacce telefoniche, le intimidazioni. Ma lui è rimasto in piedi.
Non pensava che più che i teppisti ci avrebbe pensato Forza Italia a metterlo a riposo. Ora dopo 10 anni è tornato da protagonista a Palazzo Centi.
La sua è una doppia vittoria: fu lui a convincere Gianni Chiodi ad entrare in politica, «dopo una cena con altri amici lo persuasi a lanciarsi nella sfida», e, dopo le amare esclusioni dalla Regione, Venturoni oggi è assessore alle Politiche della salute. Un posto che non avrebbe immaginato di occupare per le resistenze che la sua persona destava. «Non sono rancoroso, ma con orgoglio rivendico che credetti in quella Commissione d'inchiesta che nel 1999 mise il dito nella piaga, ossia gli imbrogli a danno della Regione. La Commissione lavorò ma poi i suoi atti rimasero lettera morta», racconta Venturoni.
«Il sistema», puntualizza l'assessore, «era una macchina per produrre creare tangenti e corruzione politica. Si è utilizzata la sanità come mezzo per ottenere soldi non dovuti, denaro da riversare nelle casse di politici e faccendieri». Parole di fuoco nello stile di Venturoni che non sa in che guai potrebbe ancora cacciarsi.
«Il meccanismo», ricorda, «prevedeva che le cliniche private facevano prestazioni extra budget, i tetti di spesa non venivano rispettati per milioni di euro, nessuno controllava quelle prestazioni, e la Regione pagava. I privati hanno chiesto e ottenuto crediti senza aver subito controlli. Poi arrivarono le cartolarizzazioni per rateizzare un debito mostruoso di 900 milioni di euro. Così oggi gli abruzzesi pagano 90 milioni di euro l'anno in più di tasse salatissime. Questo è accaduto e poteva essere evitato se solo fosse stato dato ascolto a quella Commissione d'inchiesta».
Venturoni giura che nella sanità porterà una ventata di normalità, che a suo giudizio è la ricetta migliore per cambiare veramente. «Bisogna riportare il sistema alla normalità», propone Venturoni, «le strutture sanitarie devono servire a curare i cittadini abruzzesi, e arrivare ad una qualità di servizi ottimale. Noi oggi abbiamo troppi servizi e anche tanti cittadini che vanno a curarsi fuori regione. Bisogna rimodulare le strutture alla domanda. I piccoli ospedali non vanno chiusi, sono stategici e vanno rimodulati rispetto a quella che è la domanda. Non è possibile far fare a un piccolo ospedale alta chirurgia ma si può ammodernare, riorganizzare e utilizzarlo per altre cose importanti legate alle richieste dei cittadini».
Sulla politica ha idee precise e all'apparenza semplici. «Prima di Forza Italia nel 1995 non avevo fatto politica, mai iscritto a niente. Il mio debutto era come candidato regionale di Forza Italia e fui il più votato in Abruzzo. La regione era di centrosinistra e io feci il vice presidente del Consiglio. Allora il presidente dell'esecutivo era Antonio Falconio, al Consiglio regionale si avvicendarono come presidenti Gianni Melilla e Umberto Aimola».
Parlando di Chiodi, Lanfranco ventuoni si inorgoglisce. «Gianni Chiodi, vedrete, sarà una bella novità, non solo di immagine ma nei contenuti. Non sarà un presidente qualsiasi ma entrerà direttamente nei problemi. Lui si è tenuto diverse deleghe per essere operativo. Lui i problemi li seguirà personalmente. Avremo un presidente forte».
Alla classe politica Lanfranco Venturoni lancia un appello. «Riscoprire l'agricoltura perchè il contadino è un eroe», sottolinea Venturoni, «la politica invece di dargli una mano ora lo soffoca con tanta inutile burocrazia. Io dico facciamoli vivere, anche così avremo un Abruzzo diverso e migliore».

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