Signor direttore, si è detto, discusso e scritto tanto in relazione all'annoso tormentone, filovia sì filovia no, sulla famigerata «strada parco» al punto da dividere la città in Guelfi e Ghibellini, Bianchi e Neri, Sudisti e Nordisti e, ahimé, Palestinesi e Israeliani. La realizzazione della linea ferroviaria, si viene a sapere, riveste per la città un'importanza capitale, secondo alcuni veggenti del loco, un fatto esistenziale che investe la salute di quanti, nel bene e nel male, nella fortuna o sfortuna, sono costretti a trascorrere la loro esistenza in un territorio ad alto rischio causa il forte inquinamento atmosferico. Allora, quale soluzione adottare per evitare danni alla salute pubblica, alle morti per leucemia o affezioni polmonari di ogni tipo? Semplice, basta immettere per km. 5,400 di fettuccia d'astalto un carrozzone di metri 18 alimentato a corrente elettrica (con pali, fili e archi in acciaio) con conseguente devastazione di una strada costata miliardi e miliardi (si pensi anche allo spostamento degli impianti ferroviari) per risolvere il problema del traffico di una via parallela con conseguente riduzione dello smog. E via Firenze, via Cesare Battisti, via Nicola Fabrizi, viale Gabriele D'Annunzio, viale Guglielmo Marconi, corso Vittorio Emanuele (percorso dai bus di oltre 10 linee più le vetture di ogni tipo e dimensione), eccetera?
A proposito, tale mezzo è in grado di aspirare tutte le polveri sottili che investono la città? I fautori di una simile soluzione hanno previsto una considerevole diminuzione del traffico veicolare contando su un movimento passeggeri in numero di 800 per ogni ora e senso di marcia, qualcosa come 20.800 fruitori del mezzo nell'arco dell'intera giornata (dalle 7 alle 20). A mio parere non sarebbero sufficienti tutte le comparse dei kolossal di Cinecittà e degli Studios americani per assicurare la copertura delle spese di gestione. Di grazia, chi pagherebbe le eventuali passività? Come al solito Pantalone: il povero cittadino.
Gaetano Michetti Pescara