Considero ottima la partenza di Antonio Di Pietro come ministro delle Infrastrutture e mi complimento con il presidente della Regione, Del Turco, per aver saputo cogliere la disponibilità del ministro a iniziare in Abruzzo il suo viaggio per l'Italia, per definire l'agenda delle priorità infrastrutturali del nostro Paese.
Con questo eccellente metodo siamo al rovesciamento del modus operandi di Lunardi. Non più pochi espertissimi highlander dei lavori pubblici che dall'alto decidono come e cosa realizzare in un luogo, ma ascolto e confronto con il territorio e con le sue rappresentanze per dare risposte alle esigenze effettive di una comunità o di una regione. Per questa ragione ritengo che il viaggio di Di Pietro sia come il pullman di Prodi del 1996, ovvero la scelta di dare vita a un programma di governo a partire dalle risposte ai bisogni dei territori. Allo stesso modo trovo felice la scelta di Del Turco di convocare all'incontro i rappresentanti delle autonomie locali e i parlamentari eletti in Abruzzo, per consentire la fruttuosità di questa importante giornata di lavoro con il ministro.
Credo che tutti i ministri da cui dipende la ripresa di competitività dell'Italia dovrebbero seguire lo stesso metodo, poiché i territori non sono delle lande da ordinare secondo criteri illuministici. Bisogna partire dallo specifico che ogni area rappresenta e dalle funzioni che può svolgere per il sistema Paese. Da sindaco di Pescara voglio offrire un primo contributo, partendo da una considerazione. Il fatto che la nostra sia una regione leggera sul piano del peso demografico non ci condanna a svolgere una piccola funzione sul piano della programmazione strategica delle infrastrutture in Italia. Accade spesso il contrario se, come nel nostro caso, una regione può contare una felicissima collocazione geografica, tale da costituire un vero e proprio snodo per amplissimi flussi relazionali. L'Abruzzo è la sola regione a consentire l'attraversamento est/ovest, una condizione che la candida a fungere da cerniera per la stessa centralità dell'Italia nelle relazioni mediterranee. Possiamo svolgere pienamente questa funzione se la classe dirigente nazionale e regionale si fa carico dell'arredamento infrastrutturale necessario a sprigionare tutto il potenziale di collegamenti che l'Abruzzo può favorire come una piattaforma logistica per le economie della nuova Europa. E' necessario però che i nodi infrastrutturali siano ben connessi e legati tra loro. Per limitarmi al caso del sistema territoriale pescarese è urgente connettere in modo ottimale strutture come porto, stazione ferroviaria, aeroporto, interporto, centro agroalimentare.
Per conseguire questi risultati occorre una ritrovata capacità di programmazione da parte della classe dirigente. Bisogna eliminare il lusso sconsiderato di alimentare due livelli di programmazione. Uno ottimale per i convegni e un altro raccogliticcio per l'assegnazione effettiva delle risorse. Dobbiamo mettere mano a una programmazione di alto livello per il completamento delle opere pubbliche da cui ci attendiamo il potenziamento funzionale del nostro sistema territoriale.
Da parte mia evidenzio le seguenti priorità. Promuovere le funzioni del porto di Pescara per i circuiti turistici e croceritisti e per i flussi di persone, completare le opere di sicurezza dell'aeroporto per inserirlo a pieno titolo nel circuito aeroporti nazionali capaci di aprire questa regione all'Europa e al mondo, attivare politiche urbane per le città capoluogo, soprattutto per consentire la facilità di ingresso nei centri urbani attraverso la realizzazione dei parcheggi di scambio.
Abbiamo tra le mani una bella opportunità, quella di ristabilire un patto tra il centro e i territori che veda in capo al ministero delle Infrastrutture la competenza per lo sviluppo delle aree urbane, che sono poi i polmoni da cui proviene il 62% del Pil nazionale e oltre la metà del Pil della nostra regione. Anche per questa ragione quella del 20 luglio è una buona occasione per l'Abruzzo.