ROMA Un accordo complessivo, che sostituisce quello del luglio '93 e che si caratterizza per il suo carattere «cooperativo», invece di quello «conflittuale»: per il governo il documento firmato con le parti sociali è un'intesa storica, che ha come suo obiettivo principale il sostegno alla crescita. La soddisfazione dell'esecutivo non è incrinata dal fatto che sui fogli manchi la firma della Cgil. Anzi, Maurizio Sacconi ha ricordato che già nel 1984 l'accordo di San Valentino sul depotenziamento della scala mobile fu sottoscritto senza il sindacato di Corso Italia, ma nonostante ciò quell'intesa «aiutò l'Italia a superare il differenziale di inflazione». Sulla stessa linea Renato Brunetta, secondo il quale «nessuno ha diritto di veto».
Anche Emma Marcegaglia si è detta dispiaciuta per il no della Cgil, aggiungendo però che in questo momento «serve coraggio per fare le grandi riforme utili al Paese».
Prima della riunione ristretta dedicata ai contratti, a Palazzo Chigi si era parlato di ammortizzatori sociali. Tema che interessa, ovviamente, Confindustria e sindacati, ma che tocca da vicino anche le Regioni, cui il governo chiede di contribuire. Su questo punto però la discussione è appena iniziata. E dunque non ci sono ancora cifre, oltre a quelle delle risorse già rese disponibili fin qui. L'idea su cui si lavora da tempo è quella di reindirizzare verso il sostegno al reddito dei disoccupati, o di chi rischia di perdere il posto, una quota delle risorse del Fondo sociale europeo (Fse). Si tratta in tutto di 15,3 miliardi di euro per il periodo 2007-2013, di cui 6,9 di finanziamento europeo e altri 8,3 di contributo nazionale. Una somma potenzialmente gigantesca, che dal punto di vista concreto passa attraverso le Regioni: di qui la necessità di trovare un'intesa con loro, oltre che con Bruxelles. Il punto è che le voci del Fse a cui si vorrebbe attingere sarebbero destinate essenzialmente alla formazione, ma le regole sono abbastanza flessibili da permettere una rivisitazione.
Le Regioni, per bocca del presidente dell'Emilia Romagna Vasco Errani si sono dette pronte a fare la propria parte. Rilanciando però la palla nel campo dell'esecutivo, cui chiedono di pronunciarsi anche sulle altre questioni aperte: dall'utilizzo di un'altra fondo europeo, quello per le aree sottoutilizzate, cui il governo ha attinto per finanziare varie misure di questi mesi, alle regole del Patto di stabilità interno.
Nel documento messo a punto dall'esecutivo sono individuate le tre linee guida elaborate dal governo per affrontare la crisi: stabilità, liquidità e occupabilità. Sulle prime due ci sono già stati gli interventi a sostegno delle banche, delle imprese e dei risparmiatori. Ora si tratterebbe di intervenire sull'occupabilità con azioni «tempestive e mirate». Il testo si sofferma su alcune criticità: il fatto che esista un'ampia platea di lavoratori dipendenti che non accedono ai trattamenti di cassa integrazione e di mobilità, e la parallela esistenza di un segmento di lavoratori autonomi che dipendono da un solo committente (e dunque sono particolarmente esposti). Di fronte a questa situazione, l'obiettivo principale è mantenere quante più persone possibile inserite nel sistema produttivo. Nel prossimo incontro con gli enti locali, fissato per giovedì prossimo, la trattativa dovrebbe diventare più concreta.