| |
|
| |
Pescara, 28/04/2026
Visitatore n. 753.513
|
|
|
|
|
|
|
23/01/2009
Il Messaggero
|
Contratti, accordo sulla riforma ma senza la Cgil. Rinnovi triennali, aumenti legati a un nuovo indice dei prezzi, incrementi della produttività
|
|
ROMA C'è l'accordo sulla riforma del modello contrattuale. Però manca la firma della Cgil. Arriva dopo mesi, se non anni, di stop and go, di negoziati estenuanti e veti più o meno palesi. Svolta storica nelle relazioni industriali e nuovo strumento che punta a far crescere la competitività del sistema Italia. Restano i contratti nazionali che perdono un po' della loro valenza, sale la rilevanza di quelli di secondo livello che potranno far aumentare le retribuzioni legandole alla produttività delle aziende. Aziende private e aziende pubbliche perchè la riforma ingloberà i contratti di tutta la platea dei lavoratori come ha chiesto il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, pochi minuti dopo l'apertura del tavolo specifico di palazzo Chigi. Diciannove i punti dell'intesa con l'obiettivo di «rilanciare la crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l'aumento della produttività». Regole valide per quattro anni, in forma sperimentale, conferma dei due livelli attuali della durata di tre anni, nuovo calcolo dell'inflazione su base europea, depurato dalla dinamica dei prezzi importati. Nel pubblico impiego le risorse da destinare agli incrementi salariali sarà demandata ai ministeri competenti compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica. Alle 18,30 governo e la foltissima schiera delle cosiddette "parti sociali" hanno chiuso il confronto sulle misure anti-crisi ed aperto la partita sui contratti. Ed è subito apparso chiaro che esecutivo e la quasi la totalità delle rappresentanze sindacali e di categoria avrebbero tentato l'affondo finale per raggiungere un'intesa anche senza la firma della Cgil e dell'Abi anche se l'associazione bancaria firmerà nelle prossime ore. Dunque, accordo separato come da settimane ormai era apparso probabile. Anzi, praticamente certo. Resta ora tutta da verificare sul campo l'applicazione pratica delle nuove norme. Tanto per essere chiari, se la confederazione guidata da Epifani accetterà pacificamente di attenersi alle regole al momento di negoziare gli accordi, nazionali o di secondo livello che siano. In caso negativo salirebbe il rischio del riaccendersi del conflitto sociale. Il «no» di Epifani era scontato anche se Emma Marcegaglia ha tentato per tutta la mattinata di fare opera di convincimento. Del resto era stato lo stesso leader a confermarlo appena l'altro ieri: «La riforma dei contratti non è una priorità, sarebbe da matti». E ieri sera il numero uno della confederazione di corso d'Italia non ha cambiato idea: prima ha chiesto di valutare il testo di riforma e poi è stato esplicito, netto: «Non c'è l'accordo della Cgil. Non potevamo sottoscrivere un testo non modificabile, ci è stato imposto un prendere o lasciare. La verità è che il governo ha forzato in direzione di un accordo che sapeva non avrebbe avuto il nostro consenso». Non ha firmato neppure l'Abi, ma semplicemente perchè si è riservata di valutare il documento nei dettagli. «Ma condividiamo il testo», ha precisato il presidente, Corrado Faissola. Di «accordo storico» ha parlato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Spero che la Cgil aderisca presto, ma molto presto come ha già fatto in molte altre occasioni. Basta che faccia presto. Sono orgoglioso di aver contribuito a riformare un modello contrattuale che risponde ai problemi, quelli ereditati e quelli che arrivano dalla crisi». «E' un'intesa - ha pronosticato il numero uno della Uil, Luigi Angeletti - che durerà almeno 15 anni. Quando si fanno le riforme occorre un pizzico di coraggio ed assumersi le responsabilità. Lavoro e salario riacquistano oggi la loro dignità». Secondo Renata Polverini, first lady dell'Ugl, quella di ieri è stata «una giornata importante che produrrà effetti. Il nostro obiettivo era quello di soddisfare le persone che rappresentiamo».
|
|
|
|
|