TRASPORTI. I consiglieri di Campo di Giove scrivono alla Regione. Federconsumatori: scelte incomprensibili
CAMPO DI GIOVE. Treni soppressi e bus sostitutivi che non passano nelle stazioni servite dalla ferrovia. A Campo di Giove, Palena, Rivisondoli e Pescocostanzo. Una scelta strategica per Trenitalia. Per gli utenti una decisione assurda che crea problemi alle popolazioni residenti ma anche allo sviluppo turistico della zona, e che va immediatamente revocata.
Il nuovo orario ferroviario della linea Sulmona-Carpinone-Napoli, in vigore dal 14 dicembre scorso, ha scatenato reazioni a non finire. Residenti dei paesi toccati dalla tratta ferroviaria, turisti, amministratori comunali e rappresentanti dei consumatori chiedono l'immediata revoca del provvedimento.
Le proteste più decise arrivano dai cittadini di Campo di Giove.
Tramite i consiglieri di minoranza hanno scritto al nuovo assessore regionale ai Trasporti, Giandonato Morra, affinché intervenga per risolvere la situazione. «Non condividiamo il corposo taglio di offerta di servizi effettuato da Trenitalia», afferma Liborio D'Amore, portavoce del gruppo di minoranza "Per Campo di Giove", «taglio che ha ridotto a soli due collegamenti di andata e ritorno con Napoli, uno al mattino e uno al pomeriggio nei giorni feriali, e ad un solo collegamento nel pomeriggio nei giorni festivi. Per non parlare delle due corse sostitutive con autobus che transitano sulla Statale 17 escludendo i Comuni di Campo di Giove, Palena, Rivisondoli e Pescocostanzo. Non riusciamo a comprendere le motivazioni di questa decisione e ne chiediamo la revoca o quantomeno a un adattamento alle esigenze dei paesi tagliati fuori dalle corse sostitutive».
Sulla stessa linea è il presidente della Federconsumatori d'Abruzzo, che chiede almeno il ripristino delle condizioni precedenti.
«Ci troviamo di fronte alla conferma dell'ulteriore taglio dei servizi di mobilità in una zona interna che già vive le proprie difficoltà economiche e di sviluppo», evidenzia Franco Leone, «un trattamento incomprensibile per le popolazioni locali che in tale modo vengono escluse da servizi essenziali, con la lesione del diritto alla mobilità per molte fasce di popolazione già disagiate per carenza di altri servizi. Trenitalia deve ripensarci».