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Pescara, 28/04/2026
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Data: 23/01/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sciolto il Consiglio, si torna alle urne a Pescara. Elezioni il 6 e 7 giugno, fino ad allora il vicesindaco D'Angelo sarà al timone

La notizia era nell'aria, attesa da giorni con impazienza tanto dal centrosinistra quanto dal centrodestra. Ora è ufficiale: su proposta del ministro dell'Interno, il presidente della repubblica ha decretato già l'altro ieri lo scioglimento del Consiglio comunale di Pescara in base a quanto previsto dall'articolo 53 comma I del Testo unico sugli enti locali. Secca la motivazione, nel pieno rispetto dell'autonomia dell'ente pescarese: il provvedimento è stato disposto «a seguito della delibera del consiglio comunale stesso che ha preso atto della dichiarazione del sindaco, il quale ha rappresentato una situazione di impedimento permanente per lo svolgimento della funzione». Nella stessa nota, il Viminale informa che «il Comune di Pescara andrà al voto il 6 e 7 giugno» ed aggiunge che «sino ad allora rimarranno in carica, così come previsto dalla legge, la giunta (sotto la guida del vicesindaco) e il consiglio comunale».
La notizia è stata diffusa nel primo pomeriggio dallo stesso Ministero dell'Interno ed è stata battuta dalle agenzie alle 14,30. Il decreto del presidente Giorgio Napolitano è stato subito trasmesso alla Prefettura e da qui inviato al Comune, dov'è stato accolto con un sospiro di sollievo dal sindaco vicario, Camillo D'Angelo: tocca ora a lui e alla sua giunta traghettare l'amministrazione cittadina verso le prossime elezioni.
Il ministero ha dunque riconosciuto legittimo l'operato dell'amministrazione comunale in questa fase transitoria e tanto basta a restituire alla maggioranza quel clima di serenità che si era perduto in conseguenza delle velenose polemiche dettate dallo scontro politico nel palazzo. E' per questo che D'Angelo ha commentato la notizia quasi con soddisfazione: «Abbiamo lavorato avendo la certezza che si andava a votare, quindi non dobbiamo modificare il nostro cronoprogramma» ha detto il vicesindaco. Il prossimo passo consiste nell'approvazione del bilancio: la seduta di consiglio è convocata per il 13 febbraio, data contestata dall'opposizione che insisteva perchè l'argomento venisse affrontato solo dopo il decreto di scioglimento dell'assemblea: cosa che è avvenuta e dunque non dovrebbero esserci più ostacoli al confronto in aula sullo strumento finanziario.
Ma a tenere banco in queste ore sarà anche il dibattito che il decreto solleverà inevitabilmente: lo scioglimento del consiglio comunale, infatti, è stato decretato sulla base della delibera approvata in aula a Pescara e con la quale l'assemblea ha preso atto dell'impedimento premanente dichiarato dal sindaco D'Alfonso. Dunque, il provvedimento si fonda su una dichiarazione di parte e su una presa d'atto ratificata dai consiglieri comunali stessi senza che il ministero di fatto vi abbia messo bocca. Ciò significa che, nell'interpretazione della legge la volontà del primo cittadino è determinante per la decisione assunta ed è sufficiente di per sè a legittimarla; di conseguenza passa in secondo piano il contenuto del certificato medico, documento che nella circostanza è stato valutato come di solo supporto all'impedimento manifestato da D'Alfonso. Questo vuol dire anche però, a futura memoria in caso di ricorsi, che la responsabilità della presa d'atto e della ratifica dell'uscita di scena del sindaco non è opera del ministero ma del consiglio comunale stesso.

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