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Pescara, 28/04/2026
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Data: 24/01/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bonanni: risultato storico, i lavoratori avranno più soldi. Il segretario Cisl: «Ha sbagliato la Cgil a non firmare, non le trenta sigle che hanno sottoscritto la riforma»

ROMA Bonanni, alla fine della trattativa lei e la Marcegaglia vi siete abbracciati. Vero?
«E' stato un modo per sottolineare la storicità dell'evento. Con questo accordo i lavoratori avranno più soldi in busta paga». Risponde senza esitazioni il leader della Cisl. «E questo è il risultato di un lungo lavoro che abbiamo fatto prima con Prodi e poi con Berlusconi per detassare il secondo livello contrattuale. Ma voglio sottolineare che le nostre richieste erano unitarie».
E alla fine, invece, cosa è accaduto?
«Che la Cgil ha cambiato opinione».
Perché?
«E' lontana, almeno per ora, da un sistema sindacale e culturale partecipativo. Invece, proprio in una situazione di crisi globale come quella che stiamo attraversando c'è l'esigenza di riportare l'economia al centro della produzione. La corresponsabilità e le pratiche partecipative diventano i fattori più importanti per la ripresa. La mia soddisfazione è sminuita solo dalla constatazione che negli ultimi mesi siamo stati abbandonati».
Ci scusi, Bonanni, la sua analisi è quasi identica a quella di Confindustria e del governo...
«Guardi che l'accordo è stato sottoscritto con tutte le parti sociali. Su quel protocollo c'è la firma di una trentina di soggetti, dico una trentina. Solo uno non ha firmato. L'anomalia è nel singolo che si comporta diversamente dagli altri o negli altri che vanno tutti nella stessa direzione? Ma di quale accordo separato parlano? Qui, ancora una volta a separarsi è solo la Cgil. Questa storia dell'appiattimento della Cisl o del governo che divide, mi ha un po' stancato. Qui stiamo parlando di una riforma dei contratti che tutte le parti sociali autonomamente hanno sottoscritto, comprese sigle di associazioni imprenditoriali di sinistra. Preciso poi che in questa vicenda il governo non c'entra proprio nulla, tanto è vero che ha dovuto rimangiarsi l'indice dell'inflazione programmata ed adottare il sistema di misurazione costruito dalle parti sociali. Spiace dover constatare che invece di valorizzare i risultati che abbiamo ottenuto qualcuno si perda in pettegolezzi politici sfuggendo ai nodi veri del ruolo sindacale».
La Cgil ha detto "no" ai contratti, "no" al rinnovo degli accordi nel pubblico impiego, il 13 febbraio i metalmeccanici della Fiom e gli statali faranno sciopero, il 4 aprile tutti in piazza. Si può ancora recuperare l'unità sindacale?
«La Cgil tornerà all'attività unitaria. Lo spero».
Un pio desiderio il suo.
«No, ne sono certo conoscendo le dinamiche della Cgil e la sua storia. E poi quella che hanno scelto è una strada senza uscita».
Non c'è il rischio che il nuovo sistema contrattuale non possa essere applicato proprio per l'opposizione di Epifani e magari possa riaccendersi la conflittualità?
«Non credo che i lavoratori in questo momento vadano alla ricerca del conflitto».
Però la Cgil già parla di proteste spontanee nel settore pubblico.
«Non mi risulta. Sono cose che si dicono quando si litiga».
Intanto Epifani e D'Alema propongono un referendum.
«Si giustifica solo quando si fa un accordo unitario».
Soddisfatto per gli interventi anti-crisi varati dal governo?
«Vedremo le risorse che stanzierà il governo. Constato che fino qualche mese fa era impensabile poter disporre di risorse per i lavoratori precari. La priorità nostra priorità rimane quella di dare sostegno al reddito a coloro che perderanno il posto di lavoro. Siamo su quella strada».




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