MILANO. Via libera definitivo al contratto dei ministeri e della scuola, per il biennio 2008-2009. La firma è avvenuta ieri mattina all'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni. Però, come è successo per l'accordo quadro sul nuovo modello contrattuale, anche ieri non è arrivata la firma della Cgil. In particolare, per i ministeri, c'è stato anche il "no" di Rbd-Cus e Cse, mentre hanno firmato la Cisl, la Uil e la Confsal. Il prossimo passo sarà un referendum fra i lavoratori.
Da tenersi il 9 e 10 febbraio (la Cgil invita a esprimersi contro) mentre per il 13 febbraio la stessa Cgil ha indetto uno sciopero degli statali (in coincidenza con uno sciopero organizzato dalla Fiom, cioè dai metalmeccanici).
«Ci sono tutte le condizioni per dire no ad accordi che diminuiscono le retribuzioni e ancora di più ci sono le ragioni per aderire allo sciopero del 13 febbraio», spiega Alfredo Garzi, segretario nazionale della Funzione pubblica Cgil. L'accordo per i dipendenti dei ministeri e delle scuola è arrivato dopo il via libera del governo e della Corte dei Conti. Dunque, da febbraio (e ci saranno anche gli arretrati di gennaio) le buste paga saranno più pesanti di 78 euro. «Ma ci sarà anche il recupero dei fondi per la produttività», dice Giovanni Faverin della Cisl. Positivo il giudizio della Uil: «E' stato scongiurato il pericolo di perdere due anni di contratto». Di parere opposto, la Cgil. «Si tratta - dicono al sindacato di Epifani - di 40 euro al mese che non daranno modo ai lavoratori di affrontare la crisi economica in atto».
Per oltre un milione tra docenti e personale Ata della scuola, invece, l'aumento medio atteso in busta paga sarà di 70 euro, corrispondenti all'inflazione programnata dal governo, pari al 3,2%. Inflazione programmata che, dalla prossima tornata, andrà in soffitta, sostituita dal nuovo indice previsionale indicato con la riforma del nuovo modello contrattuale.
E proprio il nuovo modello contrattuale, firmato senza l'accordo della Cgil, fa ancora discutere imprenditori, sindacalisti e politici. Proprio Cisl e Uil, che invece l'accordo l'hanno firmato, sperano che la Cgil faccia un passo indietro e "ripensi" il proprio no. Invece il rifiuto da parte del sindacato di Epifani è compatto e lo stesso segretario dice: «L'accordo non contiene innovazioni di fondo, riduce in maniera strutturale il livello salariale e non grantisce nemmeno il pieno recupero del potere d'acquisto». Inoltre, per la Cgil, l'intesa separata, oltre che essere di assoluta gravità «determina condizioni di difficilissima gestione di tutte le vertenze che si apriranno».
Diverse le prese di posizione. «Auspico che la Cgil possa ripensare questa sua posizione. Per noi il tavolo rimane aperto - dice Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria - ma anche se non dovesse aderire sono sicura che manterrà coerenza di comportamenti e grande senso di responsabilità nelle trattative in fabbrica».
Rammarico per la mancata firma della Cgil è stato espresso dalla Cisl.
La Cgil, invece, sottolinea che in molti uffici pubblici, ieri, ci sono state "proteste spontanee" dei lavoratori, dall'ospedale Spallanzani di Roma all'Inps di Milano, dal San Paolo al Cardarelli di Napoli, dalla Regione Lombardia, alle Asl di Pavia e Como, al comune di Bologna».
Per Carlo Podda l'accordo sulla riforma del modello contrattuale «colpisce il lavoro pubblico e rappresenta una diminuzione programmata della retribuzione». Pierluigi Bersani (Pd) dice che «non c'è niente da festeggiare perchè l'accordo divide invece di unire e poi qualcuno mi spieghi che salti di gioia dovrebbero fare i lavoratori su un accordo i cui contenuti non esistono».