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Data: 26/01/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Contratti, ora Veltroni vuole far rientrare la Cgil. Il modello è la vertenza Alitalia. Il leader Pd punta sul rapporto con Epifani e cerca sponda in Gianni Letta

ROMA - Ora l'obiettivo di Walter Veltroni e dello stato maggiore del Pd è di «far rientrare» la Cgil. Di definire una soluzione che consenta di ricucire lo strappo sulla riforma della contrattazione. Domani la rottura sindacale sarà il primo punto del coordinamento del Pd. Ma Veltroni se ne occuperà già da oggi. Il modello per lui è quello della vertenza Alitalia. Anche allora la Cgil in un primo momento non firmò. Poi, in cambio di qualche modifica, Epifani disse sì a Colaninno proprio nel salotto di casa Veltroni. Ora è di sicuro più difficile arrivare ad «una nuova soluzione», come la chiama Veltroni. Uno dei suoi più stretti collaboratori, Giorgio Tonini, individua in un «protocollo aggiuntivo» sulla rappresentanza sindacale uno degli strumenti di una possibile intesa. Ma anche qualche altro ritocco, sostengono nel Pd, può essere apportato all'accordo solo «che prevalga nel governo - dice ancora Tonini - la linea di Letta anziché quella attuale che punta alla divisione sindacale».
Il problema per il Pd è che la rottura tra i sindacati è una mina collocata alle fondamenta dello stesso progetto democrat. Non a caso, dopo l'accordo separato sui contratti, la frattura si è riprodotta immediatamente all'interno del Pd. Marini, Enrico Letta, l'area di Rutelli si sono espressi senza esitazione a favore della riforma della contrattazione. Mentre nell'area ex-Ds la critica per l'esclusione della Cgil ha prevalso su ogni ragione di merito. Come si fa a varare un nuovo modello contrattuale senza il maggiore sindacato?, ha chiesto D'Alema. E con D'Alema, anche Bersani, Damiano, lo stesso veltroniano Passoni, hanno detto che solo un referendum tra i lavoratori potrebbe sanare la ferita di un accordo separato.
Una frattura nel Pd tra ex-Ds e ex-Margherita è tra tutte la più pericolosa. Forse anche per questo Veltroni ha voluto dire che nel merito il Pd è favorevole ad «una contrattazione il più possibile vicina al secondo livello e alla dimensione aziendale». Linea «riformista» persino rafforzata da Tonini: «Si è già perso troppo tempo sulla riforma della contrattazione e i lavoratori stanno pagando il ritardo al prezzo di quote consistenti di reddito». Ma anche Tonini contesta al governo, e in particolare ai ministri Sacconi e Brunetta, di perseguire «la divisione sindacale come obiettivo politico». Punto rafforzato agli occhi del Pd dall'intervento ieri di Carlo Azeglio Ciampi: «È impensabile lasciare fuori una delle parti sociali. Un'intesa va firmata da tutti, assurdo se nel '93 avessi escluso la Cgil». In realtà anche nel '93, al tempo del «patto» promosso dal governo Ciampi, la firma della Cgil fu molto laboriosa e fu seguita dalle dimissioni di Trentin.
Oggi comunque il proposito di Veltroni sarebbe una piccola quadratura del cerchio per il Pd. Anche se gli spazi potrebbero essere più ridotti rispetto alla vertenza Alitalia. La richiesta del referendum è seccamente bocciata da Cisl e Uil, almeno fino a quando la Cgil non dirà sì. E gli stessi rapporti tra i sindacati appaiono più logorati. Veltroni punterà sul suo rapporto con Epifani. E magari con Gianni Letta. L'apertura del leader Pd al nuovo modello contrattuale ha però creato malumori a corso Italia.


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