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Data: 26/01/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Brunetta: accordo buono per il Paese. La Cgil: "tassa" da 1.350 euro a salario

ROMA L'intesa sulla riforma contrattuale «è un buon accordo che farà bene ai lavoratori, alle imprese e alla competitività del paese». Commenta così Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione, l'intesa siglata a palazzo Chigi qualche giorno fa. «Si tratta - afferma Brunetta - di un accordo che riforma l'intesa del '93, testo che doveva essere rivisto dopo quattro anni. Ma come sempre accade in Italia, le cose provvisorie diventano stabili, anche se a detta dei più non funzionava. Si è discusso per anni su come cambiare, con alcuni sindacati che erano disponibili e la Cgil no. Si è provato a farlo nel 2001, nel 2003. Poi, finalmente, i datori di lavoro e i sindacati, tranne la Cgil, hanno firmato un protocollo che cambia il modo di fare i contratti: meno peso alla contrattazione nazionale e piu a quella aziendale, pubblico e privato uniti in un unico modello, durata triennale, grande spazio alla produttività. Credo che tutto ciò porti a pensare che sia un buon accordo. Mi spiace che la Cgil non abbia firmato - ha concluso Brunetta - ma nessuno ha il diritto di veto. Possibile che tutti abbiano torto e solo la Cgil ragione?».
Ma proprio dal sindacato di Epifani arriva, e in forma di numeri, la replica. Simulando l'applicazione del testo approvato da Cisl e Uil e bocciato dalla Cgil ai contratti nazionali degli ultimi quattro anni (2004-2008) «i lavoratori avrebbero perso - afferma il segretario confederale Agostino Megale - in media 1.352 euro, mentre per il sistema delle imprese ci sarebbe stato un guadagno di 15-16 miliardi. Il nostro no - ha detto ancora Megale - parte quindi dal presupposto che vogliamo tutelare i lavoratori». Megale ha rilanciato la richiesta di referendum già fatta da Epifani, ma respinta da Bonanni e Angeletti: «Se il voto sarà favorevole noi ci adegueremo, sennò gli altri dovranno riflettere», per poi concludere: «Noi non avremmo mai sottoscritto un'intesa sulle regole senza Cisl e Uil».
Una posizione che, dalla sua angolazione, ricalca in buona parte l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che da premier, nel '93, aveva pilotato l'accordo storico sui contratti appena superato dal nuovo testo. «Un'intesa - è il parere di Ciampi - va firmata da tutti. Assurdo se nel '93 avessi escluso la Cgil, impensabile lasciar fuori una delle parti sociali. Io non ho mai speculato sulle divisioni sindacali».

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