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Data: 27/01/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Nuovi contratti, è guerra delle cifre. Secondo stime della Cisl gli incrementi raggiungerebbero i 600 euro, per la Uil 400. La Cgil: valutazioni sbagliate

Confindustria: in tre anni aumenti per 2.523 euro. Il Csc: i dati di Corso d'Italia sono parziali e fanno riferimento al passato

ROMA Dopo la battaglia a palazzo Chigi e in attesa di quella sulle piazze e nelle fabbriche, intanto si consuma la battaglia sui numeri. Il nuovo sistema contrattuale arricchirà (si fa per dire) le buste paga dei lavoratori e le farà ulteriormente dimagrire? In fondo, la questione centrale è questa. La Cgil, in base a una rapida simulazione, ieri l'altro ha spiegato che se la regole della riforma fossero state applicate ai contratti nazionali degli ultimi cinque anni (2004-2008) per i lavoratori ci sarebbe stato mediamente un salasso di 1.350 euro all'anno.
Numeri che, a ventiquattro ore di distanza, sono stati contestati, anzi ribaltati, dalla Confindustria, dalla Cisl e della Uil che, a loro volta, ne forniscono di nuovi. E',ovviamente, diversi. «Calcoli sbagliati, parziali e riferiti al passato mentre il nuovo modello si applica al futuro», la premessa del Centro Studi di viale dell'Astronomia. «Negli anni presi in considerazione dal sindacato di Epifani - ribatte il Csc - con il nuovo modello contrattuale l'incremento sarebbe stato di 1.031 euro (79 lordi al mese) e nel triennio 2009-2011 porterà ad aumenti salariali di 2.523 euro di cui 1.218 reali, cioè di maggiore potere di acquisto (94 euro lordi al mese). A ciò si dovrà aggiungere una minore tassazione e una minore contribuzione che faranno salire di ulteriori 362 euro le buste paga nette». Secondo il Centro Studi ci sarà anche un altro vantaggio per i lavoratori: l'inflazione, depurata dall'energia che è quella che conterà per adeguare le retribuzioni, sarà nel prossimo triennio del 5,1% cumulato, leggermente maggiore di quella totale (4,7%). Confindustria, nella sua nota stampa, fa balenare anche un rischio imputandolo alla Cgil: «La sua posizione può risultare non compatibile con il mantenimento dell'Italia nell'euro perchè trasferisce in un maggior costo del lavoro anche l'inflazione energetica importata e fa sì che questa si perpetui nel tempo».
In campo sul terreno dei numeri anche la Cisl che definisce «sbagliate» le valutazioni della confederazione di corso d'Italia. E dà i suoi numeri: il tasso d'inflazione 2004-2008 è cresciuto del 9% mentre il nuovo accordo avrebbe consentito un incremento retributivo dell'11,3% pari ad almeno 600 euro. I numeri forniti dalla Uil valutano l'incremento a 400 euro. Controreplica della Cgil: a non convincere sono i numeri di Confindustria. E il segretario confederale, Agostino Megale, si dice pronto a un confronto pubblico.
Il confronto, intanto, si svolgerà nei luoghi di lavoro dove la Cgil si sta già mobilitando: la Camera del Lavoro di Milano ha indetto per oggi un presidio come prima risposta all'accordo separato. Poi, forse, ci sarà un referendum tra i lavoratori. Più precisamente, è la confederazione guidata da Epifani a rivendicarlo perchè l'intesa non è stata firmata da tutte le sigle sindacali. «Proprio perchè non è stata firmata da tutti», replicano Cisl e Uil, il referendum non si potrà fare. E affilano le armi i metalmeccanici della Fiom e gli statali della Fp i quali il 13 febbraio si ritroveranno in piazza per far scattare uno sciopero generale congiunto delle due categorie. Potrebbe essere la prova generale della manifestazione che si svolgerà a Roma il 4 aprile e che avrà come obiettivo non soltanto la riforma dei contratti, ma, più in generale, la politica economica del governo. Potrebbe essere una primavera calda. Le premesse ci sono tutte, almeno a giudicare dalle parole del leader delle tute blu, Gianni Rinaldini, e degli statali cigiellini, Carlo Podda: «L'accordo è illegittimo, è un'aggressione alla Costituzione materiale del Paese. Per le piattaforme contrattuali ci regoleremo come se niente fosse stato fatto, non riconosciamo questo accordo». «Rifletta e firmi» invita la Uil. «Non era un prendere o lasciare il documento sottoscritto - ribadisce Renata Polverini dell'Ugl - la Cgil ha partecipato a tutti i tavoli». Infine, la presa di posizione del sindacato bancari Fabi: «Condividiamo le linee guida della riforma e l'Abi non può parlare in nome e per conto nostro».



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