La questione è annosa, ma non risolta: come rilanciare il trasporto pubblico? La risposta più elementare è quella che da anni le aziende stanno cercando di mettere in campo. Ossia, migliorare la qualità del servizio. Ma da sole le aziende non possono riuscirci. Lo sforzo di offrire un servizio di qualità e quantità sufficienti rischia di essere vanificato in assenza di politiche di dissuasione dall'uso del mezzo privato. Che può significare aumento delle corsie riservate ai mezzi pubblici, ma anche aumento del costo di esercizio dell'automobile, come ha fatto ad esempio Milano con l'Ecopass. Ma prima di ogni cosa bisogna superare il vecchio luogo comune secondo il quale prima di scoraggiare l'uso dell'auto sia necessario potenziare l'offerta di tpl. Chi insiste su questa cantilena ignora un dato: l'utilizzo del mezzo privato è sempre preferibile se la velocità commerciale dei mezzi pubbici non aumenta. E questo non può accadere finché le strade sono intasate dalle automobili, quasi sempre "abitate" da un solo passeggero. E' un po' come il dilemma dell'uovo o della gallina. Per una volta, invece, sarebbe preferibile invertire il ragionamento e dire che il trasporto pubblico migliorerà una volta che ci saranno meno auto in circolazione. E associare a questo pensiero anche le risorse sufficienti per far camminare gli autobus. Il problema è che questo tipo di politiche non si possono reggere su scala locale, salvo che nei piccoli centri. Nelle grandi città un uso efficiente del tpl non può prescindere dalla messa in rete di tutte le risorse della mobilità pubblica, quindi autobus, tram, treni e metropolitane. Senza dimenticare, ovviamente, i parcheggi. Ma questo non si ricorda mai.