Voto unanime dell'aula sulla risoluzione di Costantini che ribadisce il no al Centro oli di Ortona
L'AQUILA. Ventinove secondi di applausi. È tutto quello che il presidente della giunta Gianni Chiodi raccoglie al termine della sua relazione alla prima seduta del Consiglio regionale (a parte il timido battimani alla sua dichiarazione di contrarietà al Cento Oli di Ortona). D'Altra parte il governatore in nessuno dei passaggi del discorso ha sollecitato l'applauso («non so parlare in politichese e la demagogia mi disturba»). Nè ha spinto sulla retorica dell'appartenenza.
«Se non è stato un appello bipartisan poco c'è mancato», commenterà nella replica pomeridiana agli interventi dei capigruppo, chiusa con sette secondi di applausi, «perché non possiamo permetterci di fare cose diverse». È indubbiamente cambiato il clima a Palazzo dell'Emiciclo. Ma sono cambiati anche i partiti. Il Pdl sta attraversando il guado dell'unificazione (a marzo il congresso celebrativo) e non si muove come un corpo unico. Il suo capogruppo, l'aquilano Gianfranco Giuliante, non ha ancora digerito l'assenza di un concittadino in giunta. Nel suo intervento è avaro di riconoscimenti alla relazione di Chiodi. Parla d'altro. È più interessato al rapporto con l'opposizione, con la quale vorrebbe «confondersi» (evitando però «la confusione», precisa) per «sviluppare discorsi importanti per l'intero Abruzzo». E dal canto suo l'opposizione sta ancora prendendo le misure al suo interno, e sceglie di dividersi già alla prima seduta sul rapporto con l'Udc (vedi servizio nell'altra pagina). In questo strano clima non arriva inaspettato il voto unanime dell'assemblea alla risoluzione presentata dal dipietrista Carlo Costantini, ed emendata dalla maggioranza, in cui si chiede a Chiodi (che firma la risoluzione) di scrivere al più presto, in accordo col governo nazionale, un nuovo testo della legge contro il Centro Oli che il governo ha impugnato.
Nella sua relazione di 20 cartelle, Chiodi insiste sulla drammaticità del momento storico che l'Abruzzo sta vivendo e richiama i consiglieri, di centrodestra e di centrosinistra, ai «valori comuni» della buona politica, contro il «basso profilo della politica che ci ha preceduto» (il riferimento non era solo agli ultimi tre anni) e contro «il fallimento della leadership regionale» che ha impedito, spiega Chiodi, di vincere la prima sfida della Regione «che è quella finanziaria».
Il presidente elenca quindi la sua strategia di governo in 12 punti. Al centro della quale c'è la rivoluzione meritocratica, ma anche la lotta alle lobby («la politica non è l'unica casta») e «a ogni tentazione protezionistica».
Corposo il capitolo sulla riduzione dei costi della macchina burocratica e dei tagli alle aziende regionali. Chiodi prevede di ridurre le Asl «oltre le previsioni dell'attuale piano sanitario» (quattro Asl provinciali dice il piano). Per le Ato, le società di gestione dell'acqua, oggi commissariate, il governatore pensa alla riduzione a una sola società «perché il sistema degli Ato e dei soggetti gestori non ha dato buona prova di sé». Rispetto alle tre aziende di Trasporto regionale, Arpa, Sangritana e Gtm, Chiodi annuncia «una attenta riflessione» sui «processi di fusione, di apertura al sistema delle gare pubbliche in luogo dell'attuale sistema concessorio e di parziale privatizzazione per finanziare gli nvestimenti». Sarà riformata anche l'Arssa, l'agenzia di sviluppo agricolo, «per assicurare una precisa distinzione tra la funzione finanziaria agroalimentare e quella di agenzia per la promozione delle produzioni agroalimentari».
Anche la Fira, la finanziaria regionale, «dovrà essere completamente riformata», mentre per i consorzi industriali Chiodi prevede in breve tempo «la liquidazione», a meno che, commenta sconstandosi dal testo del discorso, «non provochi problemi al bilancio regionale, e per questo ci sarà bisogno», aggiunge, «di un confronto con l'opposizione».
Passando ai costi della politica Chiodi ribadisce che proporrà di abbassare del 10% gli stipendi dei consiglieri e di togliere i privilegi legati alle pensioni, cancellando la possibilità che l'assegno possa essere percepito a partire da 55 anni dopo una legislatura. Infine annuncia che nel prossimo consiglio regionale presenterà un codice etico al quale si atterrà durante il suo mandato. Tra i punti salienti del codice: la concezione del potere come servizio al bene comune; il rispetto delle altrui posizioni; il rifiuto di comportamenti illegali e immorali; il discacco dal proprio interesse; la selezione della classe dirigente su fondamenti meritocratici ed etici.