Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/04/2026
Visitatore n. 753.513



Data: 28/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Alitalia, sì a Malpensa se ?chiude' Linate. Le assunzioni sono ormai 14mila. Lannutti: che fine fanno i risparmiatori?

ROMA. Scelte e strategie rispondono solo alle leggi del mercato: Roberto Colaninno e Rocco Sabelli sono stati molto chiari nel sottolineare la parola d'ordine del progetto per la nuova Alitalia. A Palazzo Madama, per una audizione di fronte alle Commissioni competenti di Camera e Senato, il presidente e l'amministratore delegato della compagnia hanno indicato con forza che l'operazione è impermeabile ai «condizionamenti esterni», con una rottura netta rispetto «alla storia della vecchia Alitalia». Il dibattito politico resta fuori. Oggi «c'è una assoluta indipendenza di Alitalia nelle scelte della sua strategia».
Sono 14.000 i dipendenti assunti dalla ?nuova Alitalia' ha detto Colaninno. Per il futuro degli aeroporti di Roma e Milano si decide secondo «leggi di mercato», dice Sabelli. La soluzione «strategicamente migliore per i voli a lungo raggio è Malpensa», ma percorribile solo se Linate perde il ruolo di aeroporto internazionale. «Costa troppo» avere nell'orbita di Milano due scali con le stesse rotte. Ed è inutile discutere del ruolo di Air France: anche se i francesi avranno il 25% della compagnia le regole fissate dallo statuto per la gestione della nuova società - sottolinea Colaninno - ne blindano l'italianità, ne fanno una azienda «non controllata da un operatore straniero». Dopo il tour diplomatico con gli enti locali e le Regioni, a Milano e a Roma, i vertici di Alitalia sono stati chiari anche in Parlamento.
La nuova Alitalia è stata disegnata «non su quello che sarebbe bello fare, ma su quello che è realistico poter fare», dice Sabelli, indicando che non c'è stato nessun cambio di rotta da quando l'advisor Intesa Sanpaolo ha messo intorno ad un tavolo un gruppo di imprenditori italiani ed ha presentato il suo progetto per salvare una Alitalia morente. E' la prova, per l'ad della compagnia, della «volontà di preservare il piano industriale da condizionamenti di varia natura» che anche «in questi mesi si sono verificati». «Non è un piano di ridimensionamento, è un piano di sviluppo», garantisce Sabelli, ribadendo più volte che non c'è più spazio per alcuna pressione esterna. Si lavora, dice, ad «un prodotto disegnato sulla struttura della domanda». Per i voli internazionali e il numero di collegamenti, la compagnia attende unaa risposta sul futuro di Linate. «I mercati di Roma e Milano sono quelli fondamentali per Alitalia». Ma Milano «vale di più». Due aeroporti internazionali nell'orbita della stessa città costano troppo, «tra i 140 ed i 150 milioni l'anno». Così, se Linate resta com'è, «l'hub resta a Fiumicino».
«Non accetteremo diktat», replica il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati: «Linate non si tocca».
«Il governo deve venire immediatamente in aula a spiegare che fine abbiano fatto le azioni e le obbligazioni Alitalia, che ora non sono più quotate in Borsa» ha detto il sen. Elio Lannutti dell'Idv, questo «è un dramma per migliaia di famiglie e di risparmiatori. Peggio di Cirio e Parmalat messe insieme. Da ieri 40 mila risparmiatori, ai quali il governo aveva assicurato e promesso che non avrebbero perso ?un euro', non hanno più nulla».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it