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Data: 29/01/2009
Testata giornalistica: Rassegna.it
2009 da incubo. Duecento milioni di disoccupati

E' la stima dell'Ilo. Equivale al 10% in più. Ma si può evitare che vada a finire così. La ricetta: aumentare le tutele sociali, investire in opere pubbliche e ambiente, promuovere il dialogo nei luoghi di lavoro, sostenere le Pmi

Entro la fine dell'anno i disoccupati nel mondo potrebbero essere quasi 200 milioni, 18 in più rispetto ai 180 milioni del 2007 (+10%). Ma a causa della crisi economica, i senza lavoro in più nel mondo potrebbero arrivare anche a 51 milioni di unità in più rispetto a tre anni fa. Lo prevede 'Organizzazione internazionale del lavoro nel rapporto "Global employment trends" presentato oggi a Ginevra. L'Ilo sottolinea inoltre che il numero dei "working poor", i lavoratori poveri, ovvero quelle persone che pur lavorando non sono in grado di provvedere alle proprie famiglie potrebbe arrivare a 1,4 miliardi di persone (il 45% di tutti i lavoratori dal 40,6% registrato nel 2007). Sarebbero inoltre in crescita anche gli impieghi precari: secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro nel 2009 i lavori 'vulnerabili' potrebbero riguardare il 53% della popolazione occupata crescendo in modo significativo rispetto al 50,6% del 2007.

"Il messaggio dell'Ilo - ha detto il direttore generale dell'Organizzazione, Juan Somavia - è realistico non allarmistico. Siamo di fronte a una crisi globale del lavoro. Molti governi sono consapevoli e stanno intervenendo ma sono necessarie azioni internazionali più decise e coordinate per evitare una recessione globale".

Sulla base delle previsioni del FMI (novembre 2008), il tasso di disoccupazione globale dovrebbe raggiungere il 6,1 per cento nel 2009 rispetto al 5,7 per cento del 2007, che rappresenta 18 milioni di disoccupati in più nel 2009 rispetto al 2007. Ma se il panorama economico peggiorasse rispetto a quanto previsto a novembre, il che è probabile, il tasso di disoccupazione globale raggiungerebbe il 6,5 per cento, che vuol dire un aumento del numero totale dei disoccupati di 30 milioni rispetto al 2007.

Il rapporto dell'ILO fa notare che, nel 2008, sono sempre stati il Nord Africa e il Medio Oriente a registrare i tassi di disoccupazione più alti, con il 10,3 e 9,4 per cento rispettivamente. Seguono l'Europa centrale e del Sud-Est (non UE) e la Comunità degli Stati Indipendenti con l'8,8 per cento, l'Africa subsahariana con il 7,9 per cento e l'America Latina con il 7,3 per cento. Il tasso di disoccupazione più basso, ovvero il 3,8 per cento, è stato rilevato ancora una volta in Asia dell'Est, mentre l'Asia del Sud e la regione Asia del Sud-Est e Pacifico registrano rispettivamente il 5,4 e il 5,7 per cento. Secondo il rapporto, le tre regione asiatiche - Asia del Sud, Asia del Sud-Est e Pacifico, Asia dell'Est - rappresentano il 57 per cento della creazione di occupazione mondiale nel 2008. Invece, nelle economie sviluppate e nell'Unione Europea si è registrata nel 2008 una creazione di occupazione netta negativa, con la perdita di 900 000 posti di lavoro, il che spiega in parte il basso livello della creazione di occupazione nel mondo di quest'anno.

Rispetto al 2007, l'aumento più significativo del tasso di disoccupazione a livello regionale è stato rilevato nelle economie sviluppate e nell'Unione Europea, dal 5,7 al 6,4 per cento. Il numero dei disoccupati nella regione è aumentato di 3,5 milioni in un anno, per raggiungere 32,3 milioni nel 2008. Secondo lo studio dell'ILO, l'Africa sub-sahariana e l'Asia del Sud si distinguono al livello regionale per le condizioni del mercato del lavoro estremamente difficili, registrando inoltre la più alta percentuale di lavoratori poveri di tutte le altre regioni. Nonostante questa tendenza sia in declino da dieci anni, nel 2007 circa l'80 per cento degli occupati venivano ancora considerati come lavoratori poveri.

Il rapporto elenca una serie di misure politiche tuttora attuate da diversi governi e che l'ILO raccomanda, come discusso nel corso del Consiglio di amministrazione del novembre 2008:

- estensione della copertura dell'indennità di disoccupazione e della protezione sociale,
riqualificazione degli esuberi e garanzia delle pensioni contro il drammatico declino dei mercati finanziari;
- investimenti pubblici nelle infrastrutture e nell'edilizia, nelle infrastrutture comunitarie e nei green jobs, anche tramite opere pubbliche di emergenza;
- sostegno alle piccole e medie imprese;
- dialogo sociale a livello di impresa, di settore e a livello nazionale.

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