PESCARA. Arriva dalla Cgil il no deciso all'aumento dei ticket e al blocco della stabilizzazione del personale sanitario precario. A ribadirlo nella sede pescarese del sindacato, i rappresentanti della Cgil, Angela Scottu, Giuliano Colazilli e Carmine Ranieri. La situazione della sanità regionale, stretta nella morsa della scarsezza di risorse e della necessità di risanamento miete le prime vittime. Sono circa 700, tra infermieri, tecnici di laboratorio e amministrativi, quelli che rischiano di perdere il posto.
Di questi, 350 sono già tornati a casa, mentre per altri 100, che lavorano all'interno della Asl di Pescara, la scadenza del contratto è prevista per febbraio, e per altri 150 a giugno. «Siamo favorevoli alla riorganizzazione della spesa ma senza tagli e senza perdere le professionalità già maturate», ha detto la Scottu. Dalla Cgil parte poi la richiesta al presidente Chiodi, all'assessore alla Sanità Venturoni, e al commissario di Governo, Redigolo, di conoscere lo stato di attuazione del Piano di rientro e del relativo stato di disavanzo della spesa sanitaria. «Informazioni», come si legge in una nota, «rese ancora più necessarie alla luce delle recenti dichiarazioni del commissario, che ha paventato, in assenza di interventi immediati, l'aumento del deficit e di conseguenza il ricorso a nuovi ticket e a tasse più care per gli abruzzesi».
«Dopo decenni di gestione sanitaria senza controllo e senza regole», ha detto Colazilli, segretario regionale del sindacato dei pensionati (Spi), «ora è importante andare ad applicare il Piano sanitario già in vigore». Secondo la Cgil bisogna intervenire sulle cause strutturali del disavanzo, riorganizzare i servizi sanitari, stipulare i contratti negoziali con le strutture private.