A Davos rassicura sull'Italia, grazie a 4 milioni di partite Iva e al sistema bancario: «Non più capitale, ma più regole»
MILANO. «Sappiamo di avere bisogno di riforme strutturali, il sistema di welfare e quello pensionistico sono da riformare»: Giulio Tremonti sceglie la platea di Davos per lanciare messaggi chiari sulle urgenze del Paese ma anche per evidenziare i lati positivi dell'economia italiana: «Con la crisi il Paese soffre, ma abbiamo molte imprese, abbiamo 4 milioni di partite Iva, un sistema bancario che sembra abbastanza solido».
Immediata la replica della presidente di Confindustria: «Per ridare fiducia al mondo imprenditoriale servono interventi per altri 7-8 miliardi», ha detto la Marcegaglia che ha parlato a margine del World Economic Forum. A tenere banco a Davos anche le speculazioni sul possibile sfaldamento di Eurolandia, ipotesi rilanciata dal direttore del Fondo Monetario e ieri nettamente smentita dai vertici monetari europei anche se Trichet ha ribadito i rischi di uscire dall'euro dei paesi più indebitati come Grecia e Italia.
Per uscire dalla crisi globale «servono più regole, non più capitali», ha aggiunto Tremonti davanti alla platea dei top manager, rivendicando la solidità del sistema bancario italiano, anche se ha rinnovato una battuta caustica, già usata mesi fa: «Le nostre banche sono abbastanza solide perché a parte qualche notevole eccezione non si parla inglese». Poi ha ridimensionato: «Volevo dire che usano meno il computer».
«Se vogliamo trovare una via di uscita dalla crisi, la soluzione non è più capitale, ma più regolamentazione, necessaria per uscire da questa situazione di anarchia finanziaria». Ha inoltre ricordato come una delle proposte italiane nel programma del G8 sarà quella dei "legal standard", un quadro di regole condiviso per l'intero settore finanziario e capitalistico. «La crisi finanziaria mondiale - ha specificato - non è nata nell'economia reale ma nella finanza e quindi la soluzione non è fuori dalla finanza ma nella finanza». Quanto al piano italiano di sostegno all'economia, Tremonti ha parlato di «circa 40 miliardi di euro che sono oggettivamente veri già in bilancio. La somma - ha spiegato - è equivalente agli 80 miliardi tedeschi, il cui importo reale è molto inferiore a quello nominale». Tremonti ha concluso il suo primo intervento richiamando la necessità di un intervento comune europeo anche sul fronte delle emissioni obbligazionarie: il ministro ha rilanciato la proposta che già nel 2003 aveva fatto sotto la definizione di euro-bond, una decisione, spiega, «che sarebbe di carattere politico, più che economico». Un'ipotesi contro la quale si è schierato il commissario europeo agli Affari Monetari, Joaquin Almunia, che dopo aver escluso in modo categorico che le divergenze delle economie dei paesi dell'Euro possano portare ad una ?spaccatura' dell'Eurozona alla quale appartengono ora 16 diversi Paesi, ha bocciato gli union-bond. «L'idea avanzata da qualcuno che si possano anche emettere obbligazioni complessive per far fronte al debito di diversi paesi europei, evitando così lo spread, non mi sembra percorribile».