ROMA - Cgil all'attacco dopo la firma dell'accordo separato sulla riforma dei contratti. Incassato il «no» al referendum dalle altre organizzazioni sindacali, il leader della confederazione di corso d'Italia ha proposto ieri al direttivo quattro ore di sciopero a livello territoriale e di aprire subito una fase di assemblee in tutti i luoghi di lavoro per informare i lavoratori sui contenuti dell'intesa chiedendo loro di esprimere il parere con un voto.
Oggi il direttivo si pronuncerà sulla proposta del segretario generale per il pacchetto di nuovi scioperi. Da aggiungere al già folto calendario definito nei giorni scorsi: il 13 febbraio si fermeranno i metalmeccanici della Fiom e gli statali della Fp; il 5 marzo manifestazione dei pensionati nella Capitale; protesta dei settori scuola per fine marzo; due iniziative in Puglia e Sicilia sul Mezzogiorno; infine il 4 aprile la manifestazione nazionale a Roma.
«Non siamo una forza che dice solo no - ha sottolineato Epifani nel suo intervento dinanzi al parlamentino della Cgil - ma saremo propositivi». Il leader ha ricordato i motivi del «no» all'accordo: non potrà recuperare l'inflazione, la deroga senza limiti dei contratti nazionali, il principio secondo il quale a promuovere gli scioperi spetterebbe solo al sindacato più rappresentativo. Poi le accuse al governo: «Ha giocato un ruolo determinante per accelerare la firma dell'accordo separato. E' incredibile che un ministro definisca "nemica" la Cgil senza che nessuno nel governo si indigni». Quanto alla Confindustria «forse ha visto dei benefici immediati ma non capisce che non può reggere ad un rapporto sulle regole se manca uno dei pilastri della rappresentanza. In molte aree e aziende quell'accordo sarà inapplicabile». Il ministro del Welfare Sacconi è convinto che ora «all'interno della Cgil si aprirà inesorabilmente un dibattito interno. Sono fiducioso».