ROMA - «Abbiamo vinto». «I tassisti siamo noi, i tassisti siamo noi». E anche «Duce, Duce». Cori da ultrà hanno segnato la fine della lunga giornata di protesta romana contro la liberalizzazione delle licenze. La festa è esplosa poco dopo le nove e mezza di ieri sera, quando i capi-rivolta sono arrivati in piazza dei Santi Apostoli. E hanno riferito l'esito della difficile trattativa al ministero. Cinque ore di confronto serrato. «Il Governo ha accettato le nostre proposte», hanno urlato i delegati sindacali. E al quinto giorno di sciopero selvaggio, i duemila tassisti rimasti davanti al palco montato sotto casa di Romano Prodi, hanno tirato un sospiro di sollievo. Poco importa se sia stato un vero successo. O forse solo un pareggio. «Questa è la nostra Coppa del mondo», hanno esultato. E già ieri sera, assicurano i sindacati, il servizio è ripartito a pieno regime, anche se stanno arrivando le prime multe per la protesta senza regole che ha paralizzato le città: 36 mila euro alla Cna. E somme via via inferiori alle sigle meno rappresentative. La manifestazione di ieri era cominciata in tono minore. «Saremo in 10 mila», avevano annunciato gli organizzatori alla vigilia. Ma stavolta, a differenza di quanto accaduto due settimane fa, le auto bianche di Milano, Torino, Bologna e delle altre grandi città sono rimaste a casa. I titolari delle licenze hanno continuato a incrociare le braccia. Ma si sono risparmiati la nuova marcia su Roma. È arrivata solo una folta pattuglia genovese. «Non aveva senso, il braccio di ferro è diventato una questione fra il governo e i tassisti romani, che si sono fatti strumentalizzare dalla destra», dice un sindacalista milanese. Le auto bianche romane si sono radunate dalle prime ore della mattinata al Circo Massimo. E qui i tassisti sono stati arringati dai due leader del movimento capitolino, Carlo Bologna, dell'Ait, e Loreno Bittarelli, dell'Unione radio taxi. I due hanno sparato a zero sugli altri sindacati («devono sparire», «devono vergognarsi», «si stanno vendendo»), scaldando i già turbolenti animi. E poi, dopo aver ripetuto che a loro la politica non interessa, hanno fatto outing: « Mandiamo a casa il Governo Prodi», hanno azzardato a gran voce. Applausi a non finire.
Poi è scattata l'ennesima aggressione a un giornalista. E il corteo, stavolta autorizzato, in tarda mattinata si è mosso verso piazza Santi Apostoli lungo un percorso blindato da centinaia di uomini di polizia e carabinieri. Tutti in assetto anti-sommossa. Temendo il peggio. I manifestanti - 2 o 3 mila - sono rimasti per tre ore a piazza Venezia, chiusa al traffico. E i turisti giapponesi si sono scatenati con le macchinette digitali. A parte qualche minaccia a fotografi e giornalisti, tutto è comunque filato liscio. Poi i tassisti si sono concentrati davanti al palco. E qui hanno aspettato la fine della trattativa. Alcuni hanno cercato di linciare sulla pubblica strada uno squilibrato che aveva inveito contro la protesta: il giovane è stato portato in salvo dai carabinieri, che lo hanno tirato via mentre gli aggressori cercavano di colpirlo a bastonate.
Con il passare delle ore, la tensione è salita. Alcuni tassisti, esausti per il caldo, hanno lasciato la piazza. E nei vari capannelli sono comparsi giovani con minacciose mazzafionde in tasca e alcuni inquietanti personaggi in mimetica. Numerosi tassisti dall'aspetto mite e tranquillo hanno preferito andare via: «Qui finisce male». E quando già sembrava che la trattativa stesse volgendo verso la rottura, dal ministero sono arrivate le prime indiscrezioni: «È andata bene». La piazza si è rianimata. Quando finalmente sono arrivati i leader della rivolta, è cominciata la grande festa. Sul palco è salito anche l'ex ministro Gianni Alemanno, che dall'inizio aveva cavalcato la protesta dei tassisti: «È la vittoria della mobilitazione popolare, si evita così l'umiliazione di un'intera categoria», ha detto l'esponente di Alleanza nazionale, accolto con un'ovazione. Poi i tassisti hanno abbandonato piazza dei Santi Apostoli. Sono tornati al Circo Massimo, dove avevano lasciato le macchine. E proprio dall'arena dove i romani hanno festeggiato il successo ai Mondiali di calcio, sono partiti i caroselli di auto bianche per la Capitale. Anche nelle altre città i tassisti hanno sciolto i presidi. La bufera sembra passata. «Qui poteva davvero finire male», commenta un poliziotto. Ma il pericolo è ormai scampato.