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Data: 31/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Pensioni, Sacconi smentisce Tremonti. La riforma del welfare non è all'ordine del giorno per il ministro del lavoro. Ma si parla di chiudere due finestre per l'anzianità. Contrari i sindacati

Marcegaglia però chiede aiuti per i disoccupati

MILANO. La proposta di un nuovo intervento sulle pensioni avanzata da Tremonti a Davos ha ricevuto una valanga di reazioni, prevalentemente negative, a partire dal suo collega, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «La riforma delle pensioni non è all'ordine del giorno. Il ministro Tremonti non ha detto questo», ha detto Sacconi. Un batti e ribatti che ha dato il destro al leader dell'Udc, Pierferdinando Casini.
«Il nodo delle pensioni va sciolto con coraggio e senso di responsabilità, mentre il Governo è paralizzato dalla paura come con le Province» ha deto Casini. Ma nonostante ci sia l'evidente tentativo nella maggioranza di rinviare le polemiche, i tecnici del ministero dell'Economia e quelli del Lavoro hanno già messo a punto gli interventi definiti "tecnici", destinati ad incidere sulla spesa previdenziale che vale il 14-15% del Pil. L'obiettivo è chiudere le "finestre" che permettono, 4 volte l'anno, di accedere alle pensioni di anzianità, cioè prima dell'età di ?vecchiaia'. Secondo i tecnici un dimezzamento delle "finestre" (da 4 a 2) farebbe risparmiare sino a due miliardi l'anno. Almeno 110mila lavoratori ogni anno verrebbero trattenuti al lavoro ancora per sei mesi con un considerevole risparmio.
Il welfare italiano «va ripensato» in chiave generazionale, ha detto a Davos la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, evitando che tutto vada in favore degli anziani, trascurando giovani e donne. La Marcegaglia chiede di dirottare risorse dalle pensioni per creare sussidi di disoccupazione per i giovani e sostegno al reingresso nel mondo del lavoro delle giovani madri.
Nettamente contrari a riaprire il tema previdenziale i sindacati, per i quali c'è bisogno «di stabilità» e «anche per questo non possono essere accettate manomissioni a partire dall'innalzamento dell'età pensionabile delle donne e dalla modifica dei coefficienti di trasformazione relativi al sistema di calcolo contributivo». Il no è arrivato dal direttivo della Cgil che auspica il ripristino della «flessibilità in uscita che, tra l'altro, rappresenta l'unico strumento valido per coniugare una reale parità di trattamento tra uomo e donna con l'esercizio delle opportunità individuali e della libera scelta». Sulla stessa linea Cisl e Uil: «il sistema previdenziale italiano, grazie alle riforme di questi anni, è economicamente tra i più sostenibili d'Europa ed equo dal punto di vista sociale e non necessita pertanto di ulteriori interventi». Contro le uscite di Tremonti sia l'ex ministro del lavoro sia il leader del Pd. «Mi fa piacere che Sacconi interpreti Tremonti, che, evidentemente, ha bisogno di essere tradotto, e dichiari che il governo non intende mettere mano ad alcuna riforma delle pensioni», dice Cesare Damiano. «Non possiamo andare avanti con gli annunci. Si venga in Parlamento con una proposta precisa», commenta Walter Veltroni. «Fino a qualche giorno fa - ha aggiunto - si diceva che non si doveva fare, ora da Davos si parla di riforma».

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