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Pescara, 28/04/2026
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Data: 01/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Di Matteo, da martire a presidente della Provincia. «Sono deluso, forse lascio», ma nel Pd cresce il fronte per la riabilitazione dell'ex assessore

La famiglia, la professione, i rapporti personali più veri. La politica non è più al primo posto nella vita di Donato Di Matteo, non per ora. Questo, almeno, dice dal suo rifugio di Roccamorice mister tredicimila preferenze dopo essere uscito praticamente pulito dall'inchiesta sui veleni di Bussi. Solo un po' troppo tardi: la sua epurazione delle liste per le regionali, dopo le primarie, è il prezzo imposto al Pd da Rifondazione e Idv per dare una risposta simbolica alla questione morale. E frettolosamente pagato dal partito democratico, terremotato da ben più sostanziose vicende giudiziarie e da indagati assai più eccellenti dell'ex assessore ai trasporti, già uomo forte del "partito dell'acqua". Un pasticcio che la conclusione a sorpresa dell'inchiesta sulla discarica abusiva del polo chimico renderà ancor meno maneggiabile. Oggi Di Matteo si dice scottato dalla politica: «Devo smaltire una grande amarezza, francamente non so se avrò voglia di ricominciare. Alla politica ho dato vent'anni di impegno generoso, rigorosamente dalla parte della gente, sacrificando la mia professione di medico e gli affetti familiari. Ora voglio riflettere, ma non ho cambiali da presentare all'incasso». La mossa più saggia per lasciare il cerino acceso nelle mani di partito e "alleati".
E infatti è già partita l'operazione risarcimento, con il segretario provinciale del Pd Castricone che punta il dito contro il furore giustizialista e rimette al centro il codice etico del partito, «che non impedisce la candidatura a chi ha ricevuto solo un avviso di garanzia». E soprattutto con la consigliera regionale Marinella Sclocco, beneficiata dai voti di Di Matteo, che lancia la candidatura dell'ex indagato alle elezioni provinciali: «Ora il Partito democratico deve impegnarsi perchè questa energia maturata con uno stretto rapporto con i cittadini non venga dispersa. Mi impegnerò perchè Di Matteo possa dare il suo contributo in prima persona alle prossime elezioni amministrative: sono certa che sarebbe un ottimo presidente della Provincia». E' il vicolo cieco in cui il Pd si è cacciato cedendo ai furori ad personam degli alleati, dal quale uscirà negando per la seconda volta alla politica la libertà di ragionare secondo categorie autonome. Lo dice chiaramente Toni Castricone: «I politici sbagliano quando vogliono emettere sentenze semplicemente su un avviso di garanzia. Ha sbagliato chi, nel centrosinistra, ha ritenuto di non candidare Di Matteo alle ultime regionali. Ha sbagliato nel Pd chi non ha voluto difendere un principio di giustizia, ha sbagliato chi ha taciuto per ignavia o convenienza». L'annuncio che il Pd, per il futuro, non arretrerà di un millimetro rispetto alle proprie regole etiche è, insieme, la rivendicazione dell'errore e l'annuncio di nuovi ostacoli sulla strada delle alleanze, indispensabili per affrontare le prossime sfide elettorali di Pescara città e Provincia.
Difficile venirne fuori. Se Di Matteo tace, i suoi alzano al massimo l'asticella: «Un amministratore pubblico - dice la Sclocco - è stato messo nel tritacarne per un semplice avviso di garanzia ed esponenti della politica, per opportunismo elettorale, si sono arrogati il diritto di fare i giudici ed emettere sentenze di condanna. E' venuto il momento che questo atteggiamento antidemocratico lasci il posto a una politica nuova e moderna». «Non chiedo nulla - corregge mister tredicimila voti -, sono un generoso e non ho mai fatto politica per calcolo. Sapevo di essere estraneo alla storia dei veleni, quello che mi ha ferito è che molti, nel mio partito, non hanno voluto credere alla mia parola». E' solo l'annuncio della resa dei conti.

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