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Pescara, 28/04/2026
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Data: 01/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Di Matteo pensa alla Provincia. Costantini: indagati in lista? Ora si può cambiare metodo

PESCARA. Donato Di Matteo non vuole parlare. Sceglie di affidare a un comunicato la reazione alla notizia del suo proscioglimento dall'inchiesta per l'acqua inquinata di Bussi. «Questa mia vicenda dimostra che gli uomini politici, se indagati, devono serenamente sottoporsi al giudizio dei magistrati, che fanno il loro dovere con correttezza», scrive dopo aver espresso la solidarietà agli altri indagati e dopo aver ringraziato i suoi avvocati. L'inchiesta gli è costata la ricandidatura alla Regione nonostante la schiacciante vittoria alle primarie.
Un passo indietro che ha tentato di evitare chiamando a raccolta i suoi sostenitori in un'affollata ed emozionata assemblea alla federazione di Pescara, ma che il partito gli ha imposto (si è mosso Veltroni che lo ha convocato a Roma per convincerlo) per salvare l'alleanza con l'Italia dei Valori che chiedeva «liste pulite» pena la rottura.
«Ora», aggiunge Di Matteo «mi godo il momento di serenità con la mia famiglia e rifletterò insieme a mia moglie e ai miei figli sul mio prossimo futuro».
Il futuro si chiama Provincia per il cui rinnovo si voterà il 6 e 7 giugno. E già dall'interno del Pd arriva una proposta di candidatura a presidente per l'uomo elettoralmente più forte dei democratici pescaresi. La candidatura la lancia Marinella Sclocco, giovane consigliera regionale che deve il suo seggio anche all'appoggio di Di Matteo («nonostante il trattamento ricevuto da alcuni della coalizione ha saputo rimboccarsi le maniche facendo campagna elettorale», dice). La Sclocco chiede al suo partito di non disperdere «un'energia maturata a stretto contatto con i cittadini» e promette di impegnarsi «affinché Di Matteo possa dare il suo contributo in prima persona alle prossime amministrative» aggiungendo che sarebbe «un ottimo presidente di Provincia».
Attacca quindi «gli esponenti politici» (leggi Italia dei Valori, ma non solo) che hanno voluto strumentalizzare politicamente la vicenda giudiziaria, «arrogandosi il diritto di fare da giudici ed emettere sentenze di condanna». «Noi dobbiamo imparare a essere garantisti», aggiunge «e questo deve valere per tutti, non solo per Di Matteo».
Il segretario provinciale del Pd Antonio Castricone, ricordando che il codice etico del Pd non impedisce la candidatura a chi è solo indagato, attacca «l'uso distorto» della vicenda e critica lo stesso Pd che non candidando Di Matteo alla Regione «non ha voluto difendere un semplice principio di giustizia», mortificando cittadini e amministratori «che si sentivano rappresentati» dall'ex assessore.
L'Italia dei valori con Carlo Costantini spiega che l'ordine di scuderia «fuori gli indagati dalle liste» era l'esito di una «situazione eccezionale» in Abruzzo, e che ora si può anche cambiare metodo, (tranne che nel suo partito, precisa, dove gli indagati continueranno a restare fuori dalle liste).
«L'Italia dei Valori ha posto la questione degli indagati perché si votava dopo l'arresto della giunta regionale», spiega il capogruppo Idv in Regione. «È stata una risposta eccezionale. Adesso si deve tornare tendenzialmente alla normalità e a valutazioni che potrebbero essere diverse. Io sono stato sempre consapevole della differenza tra un avviso e una sentenza di condanna, dato che l'avviso di garanzia può arrivare a chiunque, anche per la denuncia di un avversario politico. Ma detto questo, ci aspettiamo comunque che un candidato alla presidenza non abbia problemi con la giustizia».

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