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Data: 03/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Sacconi: a rischio il patto Ue per gli scioperi nel Regno Unito. I leghisti: succederà anche da noi. «Capisco la rabbia, ma lascino in pace i nostri» dice Epifani

Anche il Portogallo protesta.

ROMA.Per il ministro del lavoro Maurizio Sacconi «la libera circolazione dei lavoratori è un principio fondante dell'Unione Europa, che non può essere in alcun modo messo in discussione, pena la crisi del patto comunitario».
Riferendosi agli scioperi contro i lavoratori italiani in Gran Bretagna, il ministro ha lanciato un allarme sulla tenuta della coesione europea a partire dai suoi valori fondativi.
Sono forti, infatti, le preoccupazioni in Europa. Il governo socialista portoghese ha denunciato quanto sta avvenendo nel Regno Unito con toni molto severi. «Si tratta di un tentativo di discriminazione assolutamnte inaccettabile» ha detto il ministro degli Esteri, Luis Amado, sottolineando le responsabilità dei governi «che devono evitare una deriva protezionistica, xenofoba, nazionalista che se non posta rapidamente sotto controllo con iniziative molto forti dei governi può portarci a una crisi ancora più grave».
Il ministro britannico per le attività produttive Peter Mandelson ha voluto rassicurare i paesi europei: «E' importante rispettare e garantire il principio di libera circolazione nell'Ue», ha detto. Ma per il presidente del gruppo socialista europeo Rasmussen gli scioperi rappresentano la paura crescente tra gli operai e «la sconfitta per la Commissione europea in quanto ha consentito che la libera circolazione dei lavoratori avvenisse senza un'adeguata protezione».
Su regole e valori che dovrebbero essere condivisi, si è scatenata una lite nella maggioranza di governo.
Il capogruppo leghista alla Camera, Roberto Cota, ha solidarizzato con gli operai inglesi affermando che la globalizzazione «ci sta presentando il conto». Perché, secondo Cota, il mercato del lavoro dovrebbe essere «regolato dal territorio» e, prima o poi, «toccherà al Veneto» reagire alla presenza di lavoratori stranieri, comunitari o meno. «Nel Nord Est - ha spiegato - arriva manodopera straniera che toglie lavoro ai nostri». Che cosa fare? La ricetta «padana» è semplice: moratoria dei flussi di immigrati e sospensione di Schengen. Dichiarazioni che hanno fatto infuriare il sottosegretario al commercio estero Adolfo Urso (Pdl) che ha respinto le ipotesi protezionistiche definite «un veleno». «L'impresa siciliana aveva il dovere di utilizzare lavoratori altamente specializzati, per rispettare i tempi dell'appalto» ha detto Urso, criticando Cota perché «confonde la libera circolazione nell'Ue con l'immigtrazione extracomunitaria».
Il sottosegretario ha ricordato che se venissero avallate pratiche protezionistiche dai governi europei «finirebbero per colpire proprio la produzione e quindi il lavoro italiano».
Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ha affermato di essere in contatto con il capo del sindacato inglese «che sa benissimo che gli accordi e le leggi prevedono il libero movimento di tutti i lavoratori. Capisco la rabbia ma i nostri lavoratori vanno lasciati in pace». Preoccupato anche il leader della Cisl, Raffele Bonanni per la «deriva qualunquistica e discriminatoria» in atto.

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