MILANO. A dicembre gli stipendi sono aumentati, in media, del 3,8% rispetto allo stesso mese del 2007. Lo comunica l'Istat, ricordando che l'inflazione, nello stesso mese, si era assestata al 2,2%. Gli incrementi derivano dagli aumenti nei contratti del commercio e servizi portuali e al pagamento dell'indennità di vacanza contrattuale per il biennio 2008-09 ai dipendenti pubblici. Sull'argomento abbiamo intervistato Romano Benini, esperto di politiche del lavoro.
«Gran parte di quell'aumento è stato già assorbito dall'inflazione. Ma il problema non è neanche questo. Il problema sono i bassi salari in Italia. Abbiamo retribuzioni fra le più basse d'Europa. Se ti danno mille euro al mese e ti arriva l'aumento del 3% dove arrivi? A 1.030 euro? Sei povero lo stesso».
Non c'è da cantare vittoria per un 3,8% in più?
«Si riferisce all'aumento delle retribuzioni orarie perchè sono stati rinnovati i contratti e, dunque, ci sono stati gli aumenti, ma vorrei sapere, nel frattempo, quante ore di lavoro sono andate perdute. Mi spiego: ti aumentano la paga oraria, ma se con la crisi lavori meno ore, alla fine la tua condizione è ancora peggiorata».
Bisognerebbe aumentare i salari...
«Infatti. In Inghilterra, Germania e Francia gli operai guadagnano molto di più e hanno un'indennità di disoccupazione più alta e di più lunga durata. In certi Paesi il sistema di welfare riesce anche a pagare l'affitto a chi ha perso il lavoro. E poi ci sono indennità per partecipare a corsi di inserimento al lavoro che funzionano molto bene. Il tutto, sia chiaro, è pagato con le tasse dei cittadini. Da noi quello che riusciamo a fare viene finanziato con i fondi europei».
Se le onde della crisi aumentaranno avremmo difficoltà maggiori?
«Lo tsunami non è ancora arrivato, ma non è detto che arrivi. Le grandi industrie avranno, come al solito, gli aiuti dallo Stato. Dobbiamo vedere se tiene il sistema della piccole e medie imprese e se tiene il settore artigiano».
Se non tengono, affrontiamo le onde della crisi a bordo di una zattera..
«In italia non c'è un governo efficace del mercato del lavoro, tutto è frammentato. Hanno competenze, i sindacati, i servizi per il lavoro, le Regioni, i centri di formazione. In troppi».
Al di là delle competenze, c'è rischio di un aumento della disoccupazione?
«Due anni fa mancavano due milioni di operai specializzati, ora ne mancano un milione. Ci sono settori scoperti. Il mercato cerca figure professionali che non ci sono. Se poi le famiglie mandano i figli alle facoltà di scienze delle comunicazioni...».
Al di là delle battute, c'è il rischio che cresca la disoccupazione?
«Il rischio c'è, ma la povertà non è solo legata alla disoccupazione. I nuovi poveri non sono disoccupati. Sono lavoratori che guadagnano 1.000 euro e non ce la fanno, devono ricorrere alla Caritas».