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Data: 03/02/2009
Testata giornalistica: Rassegna.it
Retribuzioni. Scoppia la polemica sui dati Istat

Per l'istituto aumento record delle retribuzioni. Ma Podda (Fp) avanza 'seri dubbi sulla capacità dell'ente di effettuare rilevazioni credibili, e sulla sua volontà di fornire un'informazione oggettiva che non si presti ad essere scambiata per propaganda'

L'Istat resoconta aumenti record nelle buste paga degli italiani (ma solo quelli assunti, coperti da contratto collettivo e con contratto rinnovato): +3,8% nel 2008. E stima per il semestre gennaio-giugno una crescita media del 2,9%, con punte del 5,2% nei ministeri e del 4,9% nella scuola. Carlo Podda, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, però non ci sta e a fine giornata dirama un comunicato dove la diplomazia non è di casa. "Ritengo sorprendenti - afferma Podda - le dichiarazioni dell'Istat riguardanti l'aumento delle retribuzioni, e quantomeno curiosa la coincidenza tra i dati forniti dall'istituto e le dichiarazioni del Governo."

I dati Istat
Alla fine di dicembre 2008, secondo i dati resi noti dall'Istat, l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie è risultato pari a 124,3, con una variazione di +0,3 per cento rispetto al mese precedente e un incremento del 3,8 per cento rispetto a dicembre 2008. Sarebbe il record dal 1997. Di tale aumento complessivo, quasi il 46 per cento deriverebbe dai miglioramenti previsti per l'anno 2009, mentre la restante parte è conseguenza della dinamica registrata nell'anno 2008. Con riferimento al semestre gennaio-giugno 2009, in assenza di rinnovi il tasso di crescita tendenziale dell'indice generale salirebbe al 4 per cento all'inizio del periodo, per poi scendere sino al 2,2 per cento nel mese di giugno 2009. Il valore medio nel semestre e' del 2,9 per cento. Sono risultate superiori alla media le retribuzioni nelle assicurazioni (+6,3%), pubblici esercizi e alberghi (+6%), ministeri (+5,2%), credito (+5%) e scuola (+4,9%). Incrementi piu' contenuti si sono avuti invece nell'agricoltura (+0,9%), nei servizi privati alle famiglie (+2%), nel commercio (+2,1%), nella gomma e plastica e carta editoria e grafica.

Prosegue però Podda: "A tutti coloro, primi tra tutti i lavoratori dipendenti, che non troveranno corrispondenza tra gli aumenti annunciati e le loro effettive retribuzioni, consigliamo di richiedere via e-mail all'Istat se gli aumenti dichiarati dall'ente possano essere considerati spendibili per l'acquisto di beni o servizi. Sono sicuro che l'Istat risponderà che le loro sono dichiarazioni formalmente ineccepibili, ma non posso non notare come siano stati fatti passi indietro rispetto alla correttezza con cui venivano effettuate le dichiarazioni precedenti, con l'abolizione della distinzione tra cassa e competenza". Secondo il segretario generale della Fp "è chiaro come l'importo della vacanza contrattuale corrisposta a dicembre, ai fini puramente statistici, per i lavoratori pubblici andrebbe spalmato su tutti i mesi precedenti, fino al mese di aprile. Ne verrebbe fuori un aumento mensile assai meno rilevante e ben al di sotto dell'inflazione".

Infine, per Podda, "il fatto che in una rilevazione statistica si dia per certo l'aumento delle retribuzioni dei dipendenti pubblici per il mese di gennaio, aumento non corrisposto, come dichiarato dallo stesso Ministro Brunetta, pone seri dubbi sulla capacità dell'ente di effettuare rilevazioni credibili, e sulla sua volontà di fornire un'informazione oggettiva e che non si presti ad essere scambiata per un atto di propaganda".

Istat: Megale (Cgil), nel 2008 crescita zero per salari reali
"Come avevamo anticipato, per il 2008 la crescita dei salari reali è stata pari a zero". Questo un ulteriore commento ai dati Istat, fornito dal segretario confederale della Cgil, Agostino Megale. Infatti, motiva il dirigente sindacale, "l'inflazione armonizzata europea ha segnato un 3,5% nel 2008 e le retribuzioni da contratto nazionale hanno registrato, sempre lo scorso anno, una crescita media pari al 3,5%".

Ma soprattutto, fa sapere Megale, "se nel 2008 si fosse applicata l'inflazione depurata dalla componente energetica, così come prevede l'accordo separato sulla riforma contrattuale del 22 gennaio scorso, le retribuzioni sarebbero cresciute del 2,6%, cioè lo 0,9% in meno rispetto a quanto registrato oggi dall'Istat. La perdita sarebbe stata pari mediamente a 211 euro, che, sommata alla mancata restituzione del fiscal drag, avrebbe comportato una perdita complessiva di 571 euro". Il dato diffuso oggi dall'Istituto statistico, continua il dirigente sindacale, "dimostra che nella realtà se ne sono persi solo 362, sempre causa mancato recupero del drenaggio fiscale, perché a tutti gli effetti il modello del 23 luglio del '93 ha funzionato meglio di come invece funzionerebbe l'accordo separato".

In ogni caso, precisa il sindacalista, "oggi si certifica che per i salari reali non si è registrata alcuna crescita così come nessuna risposta arriva sulla questione salariale: il contratto nazionale ha sì difeso il potere d'acquisto, ma i salari restano al palo. Senza considerare che restano da rinnovare 26 accordi che fanno pressappoco un lavoratore su tre". Infine, conclude Megale, "il governo non ha operato nessuna restituzione fiscale, lasciando che il fiscal drag abbattesse altri 0,4 punti di quelle retribuzioni nel 2008. E di sicuro con l'accordo separato si prevede una riduzione programmata del potere d'acquisto dei salari a livello nazionale".

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